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La Rai che trasmette l’Eurofestival ma ignora le proteste

 

Alla fine l’eurofestival, manifestazione canora e kitsch, che unisce 42 paesi europei e costa milioni di dollari, l’ha vinto la svedese laureen. per lei baci, abbracci e tanti applausi, poco importa se fuori c’era ancora chi protestava… Quest’anno Eurovision, altro nome della kermesse, è sbarcato in Azerbaijan a Baku. La capitale di una ex repubblica sovietica dove i comunisti sono diventati ricchi con il petrolio, ma dove ora non esiste un piano di sviluppo sostenibile e la povertà torna a fare paura.

A Baku qualche giorno fa è arrivato il circo. Quello mediatico e spettacolare che porta la città alla ribalta dei grandi network. In Italia l’Eurofestival è stato trasmesso sabato sera da Rai Due e visto da 1,4 milioni di telespettatori. A rappresentarci, con poche chance di vittoria, c’era Nina Zilli. Lustrini e musica sempre prima di tutto. Ma fuori dalla Crystall Hall c’erano centinaia di persone che protestavano contro il regime del presidente Ilham Aliyev, definito da Amnesty International “uno dei più chiusi e autoritari” e contro gli sfratti causati proprio dalla costruzione della monumentale sede del festival.
Centinaia di blogger, giornalisti e studenti hanno sfilato per le strade della capitale, ma il loro dissenso è stato represso con violenti scontri, deportazioni e arresti. Tutto sotto gli occhi delle telecamera della tv di Stato, che si è ben guardata dal raccontare cosa stava accadendo. “Volevamo anche ricordare che in Azerbaijan non c’è un’informazione libera”, ha precisato uno dei leader del movimento civico Nida. In realtà la vicenda non ha trovato molto spazio nemmeno nelle tv italiane. Nell’edizione delle 13.30 del tg1 di sabato, la conduttrice ha segnalato ai telespettatori l’appuntamento con l’Eurofestival senza accennare minimamente alle proteste. Gli scontri di Baku sono stati raccontati solo dai quotidiani e da qualche sito. Va inoltre ricordato che tra gli organizzatori della kermesse c’era Mehribian, la moglie del presidente, che ha speso 80 milioni di dollari di fondi pubblici per rendere la gara canora ancora più sfavillante. Nei giorni scorsi dalla comunità internazionale sono arrivate molte critiche per la repressione, ma nessuno vuole veramente mettersi contro un Paese che ha notevoli riserve di gas e petrolio. Per il resto “sono solo canzonette”.

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