Sei qui:  / Articoli / Interni / “Veneto Front Skinheads”: allarmi son fascisti

“Veneto Front Skinheads”: allarmi son fascisti

 

Veneto Front Skinheads ed i gruppi ad esso collegati sono un’organizzazione politica che si propone questa strada: il rovesciamento del regime democratico e dello Stato di diritto.” Sono queste le conclusioni di un appassionato ed approfondito saggio di Marialba Pileggi… studiosa che si era interessata, fin dagli anni 70 delle culture giovanili di destra anche quale responsabile a livello nazionale delle politiche giovanili nel Partito Democratico della Sinistra.

“E attraverso la ideologia della violenza razzista e l’antisemitismo- scrive ancora la Pileggi– che passa dentro ai suoi collegamenti internazionali, il suo circuito rock e via Internet, intende costituire un partito nazista all’interno delle istituzioni democratiche del nostro paese ed in Europa. E’ dunque un’organizzazione che non ha niente a che vedere con i giovani e con il rock, se non per un’ambizione a voler essere ad ogni costo agenzia di formazione culturale fra le giovani generazioni.”

Fu l’ex procuratore della Repubblica di Verona, Guido Papalia, a comprendere per primo la portata eversiva dei gruppi organizzati che emergevano dal magma della subcultura Skin in Italia e ad iniziare una coraggiosa azione giudiziaria di contrasto, utilizzando le norme contro la discriminazione razziale, irrobustite dalla legge Mancino del 1993. Nel 1994 fu arrestato il presidente del Fronte Veneto assieme ad altri sette militanti. Ne seguì un processo a Verona, poi trasferito innanzi al Tribunale di Vicenza, che si concluse nel 2004 con l’assoluzione di tutti gli imputati. Nel 2008 la Corte d’appello di Venezia confermò l’assoluzione.

L’assoluzione degli imputati dal reato di istigazione all’odio razziale e di costituzione di associazione avente fra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione od alla violenza per motivi razziali, etnici o religiosi, se, per un verso, riflette l’impianto garantista con il quale tradizionalmente la magistratura italiana affronta i reati d’opinione, per altro verso non ha alcuna incidenza sulla natura politico-culturale di questo fenomeno sociale, che rimane una fucina dove si alimentano teorie razziste e modelli di comportamento ispirati all’intolleranza ed alla violenza.

Infatti  – come rileva Marialba Pileggi nel suo studio – in nessuno dei documenti del dossier di denunzia della legge liberticida (la legge Mancino)  si respinge l’accusa, il sospetto di aver professato concetti, predicato programmi di disuguaglianza ed intolleranza razziale. Al contrario si rivendica piena cittadinanza, anzi tutela costituzionale per il fascismo, il razzismo e l’antisemitismo.

La prova del nove – dal punto di vista culturale – del carattere fascista di questo movimento, emerge dalla violentissima aggressione morale sferrata da uno dei difensori, l’avv. Edoardo Longo, contro il procuratore Papalia e la Consulente del P.M., la dr.ssa Marialba Pileggi.
Costui ha avuto l’ardire di pubblicare in internet la sua delirante arringa difensiva in cui compaiono espressioni, tipiche del linguaggio fascista, di questo tenore:

“Il processo di cui si parla venne elaborato dalla Procura di Verona, che in quegli anni aveva assunto il ruolo di centro giudiziario di repressione nazionale del dissenso politico identitario. (..) L’azione repressiva della Procura ripercorre i metodi e le fasi già svolte per la liquidazione giudiziaria del Fonte Nazionale di Franco Freda, avvenuta pochissimo tempo prima. Nel caso del Fronte nazionale, la tattica di Papalia era incentrata sulla figura abietta di un consulente comunista incaricato di accertare il livello di “nazismo” nella proposizioni politiche espresse dal movimento. (..)Ma quando da questi ambienti se ne distaccano frazioni che assumono un’attiva connotazione politica antimondialista, allora scatta l’occhiuta repressione: guai a pensare che l’immigrazione è una vera e propria invasione di massa di negri che stanno creando disordini razziali, veri e propri clan  che in pochi anni si manifesteranno con un enorme incremento della delinquenza, oppure guai a temere che l”’Europa bianca sarà minata dall’immigrazione terzomondiale e dall’imbastardimento della nostra razza”; in tal caso ci sarà un magistrato coadiuvato da una pennivendola progressista in veste talare di vestale ideologica del mondialismo che provvederà a sanzionare pesantemente ogni dissenso.(..) Nulla di meglio, quindi, che istituire l’istituto processuale della “perizia ideologica pro veritate”, una sorta di “nazistometro”, in grado di stabilire il tasso di nazismo che gli imputati hanno nel sangue, e quindi avente valore di verità assoluta. Sostituisce in modo egregio la confessione sotto tortura e funziona ancor meglio (..) non c’è bisogno, neppure, di ascoltare le loro confessioni: confessa per loro la “perita. (..) In un regime persecutorio che fa impallidire per bestialità gli stessi processi stalinisti, ogni difesa è legittima. Il Pubblico Ministero non può non affrontare le conseguenze di simili aberrazioni persecutorie. Come, del resto, ne dovrà rispondere chi a tali allucinanti teoremi inquisitori si è prestata fornendo uno squallido alibi di pulizia etnica antirazzista, la Consulente del Pubblico Ministero, signora Maria Albina Pileggi, fra i compagni detta “Marialba”, fine studiosa di sociologia: titolo accademico: nessuno: Eccetto uno, declamato in udienza con orgoglio belluino: essere redattrice della rivista Critica marxista.

Il 20 dicembre 2011 il Tribunale di Brindisi ha condannato l’avv. Edoardo Longo per diffamazione: un tardivo risarcimento morale per Marialba Pileggi che non può porre nel nulla il clima di intimidazione creato ai danni di chi ha esercitato una funzione pubblica come consulente del Pubblico Ministero.

Rimane, tuttavia, di scottante attualità il problema politico, quello di una subcultura che diffonde fra le fasce giovanili più deboli, i virus patogeni dell’antisemitismo, della mistica della razza, del disprezzo dei diversi e delle istituzioni della democrazia. Questi virus diventano tanto più aggressivi  in una situazione di crisi economica in cui cresce il disagio e l’emarginazione giovanile, terreno di coltura ideale per alimentare risposte irrazionali come la fuga nel mito del complotto della finanza giudaica internazionale.

Fermo restando che razzismo ed antisemitismo non sono un’opinione ma sono un delitto – come recava un manifesto di Magistratura Democratica pubblicato nel 1994 – è evidente che è soprattutto sul terreno educativo che deve essere svolta un’azione di contrasto per arginare il cancro della subcultura Skinheads,  per evitare che i giovani più esposti  cedano al fascino della profezia nera che ne divora l’anima.

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE