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Piazza della Loggia. La “battaglia” per la memoria di Manlio Milani

 

Tornerà, come ogni notte, la giovane donna che passa reggendo una valigia. Manlio Milani continuerà a rivedere in sogno la moglie Livia Bottardi, morta a 32 anni, per una bomba scoppiata 38 anni fa e  messa da non si sa chi. “Sono a casa e Livia passa con una valigia. Mi guarda e io rimango a guardarla mentre si allontana”  ha raccontato durante un incontro , l’uomo, il volto, il simbolo della strage di piazza della Loggia del 28maggio 1974.

Ho incontrato diverse volte Manlio Milani, l’ultima volta è stato per una lunga conversazione avvenuta nella sede dell’Associazione familiari delle vittime. Milani è diventato suo malgrado un esperto di stragismo, vive circondato di libri, articoli, faldoni e fascicoli zeppi di carte. L’altra sua vita è quella nelle scuole. Con i ragazzi. Quelli troppo giovani per sapere.

Manlio Milani parla sempre di memoria storica. Dell’importanza di conoscere; lui ha le idee chiare: elenca i fatti incontrovertibili emersi nel corso del processo. A cominciare dalla conferma che la strage è inscrivibile alla destra eversiva in particolare all’ordinovismo veneto, la collusione tra Ordine nuovo e apparati militari, la grande disponibilità di armi – pratica di campi militari e addestramenti paramilitari –, poi la certezza e la tragica conferma che se alcuni documenti fossero stati messi a disposizione 30 anni fa la storia sarebbe stata scritta in maniera diversa.

“L’impunità toglie anche la dolcezza del ricordo personale di ciò che si era vissuto prima delle 10.12 di quel giorno”. Imprigionato nella ricostruzione della vicenda, confida: “A volte sono esasperato dagli interrogativi che mi pongo le cui risposte dipenderanno anche dall’esito della sentenza”. Il cippo a ricordo degli otto morti (collocato esattamente nel punto del cestino della carta in cui era stata collocata la bomba) guarda dritto in faccia il palazzo della Loggia, sede municipale.

Come se quelle otto anime ogni giorno guardassero dritte in faccia la politica in attesa di una giustizia. Che da 38 anni, carta dopo carta, viene allontanata. I politici non fanno altro che abbassare lo sguardo, loro no: Giulietta Banzi Bazzoli, Livia Bottardi Milani, Euplo Natali, Luigi Pinto, Bartolomeo Talenti, Alberto Trebeschi, Clementina Calzari Trebeschi e Vittorio Zambard.

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