Ci siamo. L’America va alle urne e le elezioni di metà mandato si trasformano in un referendum pro o contro Trump. Non si era mai visto un presidente così attivo in una campagna di midterm, il voto che rinnova tutti i 435 seggi della Camera e 35 dei 100 seggi del Senato.
Per Trump tira una brutta aria, dicono i sondaggi, ma vedremo come andrà davvero nella notte italiana. Di sicuro c’è che le sue promesse di fare di nuovo grande l’America, con zero inflazione, zero guerre ed economia a gonfie vele, sono state disattese. Il prezzo dei carburanti galoppa per la guerra contro l’Iran decisa insieme all’alleato Netanyahu, e i consumatori americani si sentono stritolati dai prezzi che trovano nei supermercati e ai distributori.
Le disuguaglianze sono aumentate: i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più in difficoltà. Ad arricchirsi è stato anche lo stesso Trump, con la sua famiglia indaffarata a stringere accordi miliardari mescolando affari e politica.
In alcuni Stati dove Trump aveva vinto due anni fa, oggi la vittoria non è più così certa: Texas, Ohio, Kansas, Michigan, Alaska. I democratici sono dati per favoriti e i candidati socialisti stanno raccogliendo consensi, ma il Partito democratico non è compatto. Basti pensare a cosa è successo in Michigan, dove la corsa al Senato ha spaccato il partito: da una parte il socialista musulmano Abdul El-Sayed, sostenuto da Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez; dall’altra la deputata Haley Stevens, appoggiata dall’establishment dem e dai gruppi filoisraeliani. La Stevens, dopo aver perso alle primarie, ha scelto di sostenere il candidato repubblicano in polemica con El Sayed per le sue posizioni su Israele.
“Fate come se sulla scheda ci fosse il mio nome”, ha insistito Trump, che pare vivere in un mondo a parte. “Ho fatto molto più di quanto avevo promesso”, ripete. “Non possiamo consentire a jihadisti e comunisti di vincere”.
Una sessantina di milioni di americani ha già votato, tra voto anticipato e voto per corrispondenza. Tra qualche ora sapremo se molti di loro si sono pentiti della scelta fatta due anni fa nella corsa alla Casa Bianca.
Se vincerà, Trump ha promesso di regalare 5.000 dollari a ogni americano adulto, neanche fossimo in una repubblica delle banane e non negli Stati Uniti. Se perderà, ha fatto sapere che diventerà “Mr. Veto” e bloccherà tutte le leggi del Congresso. Ma soprattutto ha annunciato un nuovo attacco all’Iran. Non a caso nel Golfo sono in corso febbrili trattative, con la mediazione di Qatar e Pakistan, per impedire che il Medio Oriente precipiti in un caos ancora più profondo.
