L’associazione Antigone è intervenuta sulla vicenda degli accertamenti sui medici che rilasciano i certificati di inidoneità al regime di trattenimento nei Cpr. Di seguito riportiamo il documento.
“Alcuni medici sono indagati o hanno subito perquisizioni in merito ai certificati di idoneità per l’ingresso di persone migranti nei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR). Il punto di partenza è per noi uno, ed è quello che richiama anche la Coalizione Italiana Libertà e Diritti civili in un suo progetto: i CPR sono buchi neri della democrazia e del diritto. Luoghi dove le condizioni di vita sono durissime e dove sono chiuse persone con percorsi di vita dolorosissimi. Molti di loro hanno alle spalle storie di tortura subita. Detto questo, qual è il confine del lavoro di un medico? Deve ignorare la patogenicità della vita in un CPR o in un carcere? In campo medico può esistere un elenco di condizioni oggettive che rendono la permanenza in un luogo potenzialmente patogeno? E inoltre ogni persona non va valutata in base a diversi fattori tra cui la provenienza, la sua storia personale, i segni di possibili disagio o malattia, il luogo in cui si troverà recluso e l’impatto che questo potrebbe avere sulla sua salute generale? L’indagine che riguarda alcuni medici in Italia, addirittura con l’accusa per taluni di associazione a delinquere, rischia di compromettere l’indipendenza dei medici, ma anche la salute delle persone recluse. In casi borderline quanti accetteranno di firmare una inidoneità alla detenzione (penale o amministrativa che sia)? Quanto sta avvenendo è preoccupante e pone una serie di questioni che non possono essere sottovalutate”.
