Il patriottismo è l’ultimo rifugio della canaglia. La frase storica di Samuel Johnson è forse il commento migliore al discorso di Donald Trump. Un presidente in crisi di consensi (al 30% di gradimento), impantanato in una guerra avviata senza alcun orizzonte strategico in vista di una certa sconfitta elettorale alle elezioni di medio termine a novembre, cerca disperatamente di alzare i toni ricorrendo a un fantomatico nemico esterno (la Cina) al pericolo comunista, alla stampa disfattista. Non vale neanche la pena di confutare le accuse di brogli elettorali giacché tutti i suoi ricorsi contro l’elezione della democratico Biden sono stati respinti perché non corroborati da alcuna prova .
La tesi di un coinvolgimento della Cina in una presunta pressione illecita sul processo elettorale americano è ugualmente priva di pezze di appoggio, molto meno delle reali interferenze russe che hanno aiutato la sua prima elezione. Non potendo recuperare il consenso nemmeno fra i suoi elettori delusi per il mancato mantenimento delle promesse elettorali prime fra tutte un freno all’inflazione e ai prezzi al consumo e il non coinvolgimento in guerre internazionali Trump non può che cercare di compromettere il processo elettorale affermando in anticipo di non accettarne l’esito pressoché scontato . E’ un vulnus senza precedenti della storia americana, un passo pericoloso verso una possibile guerra civile, non a caso Nbc, Abc e Cnn si sono rifiutati per la prima volta nella storia americana di trasmettere in diretta il discorso. Perfino la Cbs, ormai in mano a una proprietà trumpiana, ne ha trasmesso solo una breve parte. La trumpianissima Fox l’ha trasmesso ma non ha enfatizzato più di tanto, come fa di solito, i temi del discorso, precisando che molte delle accuse non sono sostanziate da fatti reali. La reazione trumpiana è stata classica: minacciare di togliere alle tv “ribelli” la licenza di trasmissione. Poche volte nella teoria americana si è assistito a una tale minaccia nei confronti del processo democratico. Altre volte ci sono stati momenti oscuri poi superati da grandi mobilitazioni . La speranza è che lo spirito dei padri fondatori riesca anche questa volta a prevalere.
La tesi di un coinvolgimento della Cina in una presunta pressione illecita sul processo elettorale americano è ugualmente priva di pezze di appoggio, molto meno delle reali interferenze russe che hanno aiutato la sua prima elezione. Non potendo recuperare il consenso nemmeno fra i suoi elettori delusi per il mancato mantenimento delle promesse elettorali prime fra tutte un freno all’inflazione e ai prezzi al consumo e il non coinvolgimento in guerre internazionali Trump non può che cercare di compromettere il processo elettorale affermando in anticipo di non accettarne l’esito pressoché scontato . E’ un vulnus senza precedenti della storia americana, un passo pericoloso verso una possibile guerra civile, non a caso Nbc, Abc e Cnn si sono rifiutati per la prima volta nella storia americana di trasmettere in diretta il discorso. Perfino la Cbs, ormai in mano a una proprietà trumpiana, ne ha trasmesso solo una breve parte. La trumpianissima Fox l’ha trasmesso ma non ha enfatizzato più di tanto, come fa di solito, i temi del discorso, precisando che molte delle accuse non sono sostanziate da fatti reali. La reazione trumpiana è stata classica: minacciare di togliere alle tv “ribelli” la licenza di trasmissione. Poche volte nella teoria americana si è assistito a una tale minaccia nei confronti del processo democratico. Altre volte ci sono stati momenti oscuri poi superati da grandi mobilitazioni . La speranza è che lo spirito dei padri fondatori riesca anche questa volta a prevalere.
