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“Noi e la morte di Stella”, un romanzo per riscoprire  Marlen Haushofer

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Marlen Haushofer  (Marie  Helene Frauendorfer) nasce l’11 aprile 1920 a Frauenstein, piccolo paese delle  Prealpi austriache. Suo padre, un uomo irascibile, era un guardaboschi e sua madre, severa e intransigente, una domestica. Vive un rapporto intenso e complicato con i genitori  e trascorre la sua infanzia  a Frauenstein,  dove frequenta la scuola elementare del paese. Vive una profonda depressione adolescenziale durante gli anni  trascorsi nel collegio privato delle Orsoline a Linz e in seguito in un liceo. Dopo la maturità è costretta a  svolgere il duro  servizio civile obbligatorio, introdotto dal Reich, vicino al confine  tedesco polacco. Nel 1940 inizia gli studi di germanistica all’Università di Vienna e in seguito di Graz, studi che non riuscirà a concludere. Nel frattempo intensifica i rapporti con un giovane  conosciuto durante il servizio civile e da cui ha un figlio, ma con cui la relazione si interrompe presto.  Nel 1941, mentre è incinta del figlio Chistian, sposa  il dentista  Manfred Hausthofer, il quale accetta una situazione ritenuta sconveniente all’epoca, specialmente dai  genitori di Marlen.  Il figlio Christian,  viene affidato per quattro anni alle cure di un’amica della madre, poi riceverà il cognome del padre acquisito, ma non viene accolto con calore dai nonni materni per la loro mentalità rigidamente cattolica. Nel 1943 Marlen ha il secondo figlio, Manfred. Dopo vari spostamenti legati alle  vicende della guerra e al lavoro del marito, nel 1947 la famiglia al completo si ricongiunge e si stabilisce a Steyr, dove Manfred Haushofer lavora come dentista e dove la scrittrice  vivrà tutta la vita. Nel 1950  si separa dal marito, col quale ha un rapporto complicato, ma  continua a condividere con lui la casa. Nel 1958 i due si risposano: “ A Steyr  non si può divorziare” dirà la scrittrice. Dal 1946 Marlen comincia a pubblicare  racconti su vari giornali e riviste, seguiranno poi romanzi, altri racconti e anche libri per bambini “Per far vedere ai miei familiari che si può anche  guadagnare con lo scrivere”. Conduce una vita piuttosto appartata occupandosi dei figli, della casa e aiutando il marito nel suo studio. Si allontana da casa solo saltuariamente per recarsi a Vienna a salutare il fratello e gli amici scrittori. Scrive per lo più la mattina presto, “Sul tavolo di cucina “, quando gli altri dormono.   I suoi lavori saranno  apprezzati da scrittori come  Hans Weigel e Herman Hakel.  Marlen riceverà nel 1953 il Premio Statale per la Letteratura per la novella  “Il quinto anno” e nel 1963 il premio “Arthur Schnitzler” per il romanzo “La parete”. “Adesso, a casa, mi lasciano un po’ più di pace per lavorare” commenterà la scrittrice. Nel 1969, nonostante la grave malattia, riesce a portare a termine il romanzo “La mansarda”. Muore il 21 marzo del 1970 a soli quarantanove anni. Presto dimenticata la scrittrice verrà riscoperta e valorizzata da gruppi femministi e di ricerca nell’ambito della letteratura femminile,  grazie anche alla ripubblicazione dei suoi romanzi negli anni Ottanta e Novanta. Dai suoi lavori si evince la sua conoscenza dell’opera di Simone de Beauvoir, che la induce a riflettere e a rappresentare l’oppressione  che la società borghese e patriarcale austriaca esercita sulle donne e sui bambini con le sue rigide strutture sociali. Oggi Haushofer è considerata una delle voci più rilevanti della letteratura austriaca del secondo Novecento e viene affiancata alle scrittrici Ingeborg Bachmann e Ilse Aichinger. Attualmente sono reperibili in commercio solo due suoi romanzi in  italiano: “Noi  e la morte di Stella.Racconto di una colpa” e “ La parete”.

“Noi e la morte di Stella” è uscito la prima volta nel 1958 e ripubblicato in italiano  dall’ Orma editore nel 2024, con la traduzione di Eusebio Trabucchi. E’ un romanzo breve e intenso, in cui la voce narrante dà sfogo per due giorni al senso di colpa  raccontando la vicenda vissuta dalla sua famiglia. Il sottotitolo “Racconto di una colpa” è chiaro e ancora più esplicito è il titolo originale con cui è uscito il libro “ Wir toten Stella”, “ Abbiamo ucciso Stella”. Anne è sola in casa, il marito e i figli sono partiti per il week end e lei è voluta rimanere  per rielaborare attraverso la scrittura ciò che ha vissuto, sperando di poter riacquistare quella pace nella quale viveva prima. Come sua abitudine si distrae a guardare dalla finestra il giardino e il racconto inizia dall’osservazione di un uccellino minuscolo che pigola disperatamente sul tiglio, non sa volare e aspetta che la madre lo venga a prendere. Anne sa che un suo intervento non lo potrebbe salvare e lo lascia alla sua sorte fino alla morte. La vicenda dell’uccellino  si intreccia alla storia di Stella e ne diventa metafora. Stella è finita sotto un grosso camion giallo. Anne si interroga sulle molte responsabilità per la sua fine, ma chi è il vero responsabile della morte di Stella? Nemmeno quel “sempliciotto” del camionista ha creduto a una disgrazia. Stella voleva morire e “ con la stessa sprovveduta abnegazione con la quale  vi si era gettata dentro, è uscita dalla vita, da una vita che aveva dimenticato di trattenerla con un po’ di amore, di  bontà e di pazienza”. O è colpa della madre “ avida e sconsiderata che l’aveva sbattuta in collegio quando era ancora una bambina” e adesso che Stella aveva diciannove anni aveva chiesto a lei, la sua amica Anne, di ospitarla nella sua famiglia per un anno , la durata di un corso di commercio? La madre vedova, che adesso che Stella era morta avrebbe ereditato la farmacia che il padre aveva lasciato alla figlia e avrebbe potuto comprarsi  il giovane fidanzato che, senza quella dote, non l’avrebbe presa in considerazione. Ma quali erano state le responsabilità della  famiglia perfetta di Anne? Di Richard, il marito   che aveva sedotto Stella? Richard, abilissimo a scaricare le persone quando non gli servivano più e a continuare la sua vita “ordinata” come se niente  fosse successo. E quali le colpe di lei, Anne, che conosceva a fondo il marito e non aveva fatto niente per fermarlo o per aiutare Stella? “La solitudine e la tranquillità della mia stanza, la vista del giardino, la tenerezza che mi pervade quando guardo Wolfgang …  avrei forse dovuto mettere a repentaglio tutto – e questo per me è davvero tutto – a causa di una ragazza che si precipitava confusa e inarrestabile incontro al proprio destino, condannata fin dal principio a fallire, lei e il suo sentimento semplice e folle, nel nostro mondo decadente e disgregato?” Anne aveva stabilito che non ne valesse la pena, ma ora la morde il rimorso di non aver protetto la giovane vita di Stella.

Anne non solo ricostruisce l’anno vissuto con Stella, ma riflette impietosamente sulla propria famiglia. Il marito Richard, un brillante avvocato che sa conquistare le persone, che la tradisce frequentemente, ma non la lascerebbe mai perché odia  le situazioni “sciatte” e “sregolate” e sa che lei è la custode della  casa e dei suoi figli. Wolfgang, che era stato quel bambino fragile che lei aveva trascinato stretto a sé in tutti i rifugi durante la guerra, adesso un ragazzo sensibile, protettivo verso la madre che ha un affetto morboso per lui. La piccola Annette, che assomiglia al padre ed è “una bambina troppo felice perché la si possa amare davvero”. Forse un tempo Anne è stata diversa , ma poi ha accettato l’ordine esteriore che Richard ama più di ogni altra cosa: “Nessuno sorveglia la morale più severamente di chi infrange la legge in segreto, perché ha ben chiaro che, se ognuno avesse la possibilità di vivere come lui, il genere umano andrebbe in rovina”. Anne ha una terribile lucidità, ma non può ribellarsi perché “Richard fa parte di quel genere di uomini che rovinano alle mogli il gusto per gli amanti”. E per lei è impensabile ricevere anche solo una minima carezza da un altro uomo e se si ribellasse sa che sarebbe condannata alla solitudine. Ma il freno più forte è la consapevolezza che Richard è un uomo vendicativo e la sua vendetta ricadrebbe su di lei e su Wolfgang. Anne è condannata all’infelicità e nemmeno la maggiore consapevolezza che le fornisce la scrittura  le consentirà di ripristinare l’ordine e la pace in cui viveva prima. Ma anche qualcun altro ha guardato in silenzio che cosa è successo nella loro famiglia e ha assunto una nuova consapevolezza: Wofgang, che chiederà al padre di andare in un collegio in campagna.  Anne perderà anche il figlio sul quale aveva concentrato tutti i suoi sentimenti.

Haushofer  fa un’ aspra critica  della società del suo tempo, mettendo in evidenza le molte contraddizioni interiori di persone che arrivano a non distinguere più il bene dal male.  Anne è un’antieroina, vittima dei ruoli imposti da una società borghese e patriarcale, ma anche responsabile di non perseguire una strada di emancipazione. Le complesse vicende biografiche  di Haushofer, che meriterebbero un approfondimento e il contesto storico del dopoguerra e della Guerra Fredda in cui visse consentono di rintracciare  elementi autobiografici nella sua opera. Se in “Noi e la morte di Stella” lo sguardo della scrittrice si concentra maggiormente  sull’analisi della famiglia, per cogliere il suo sguardo sul mondo e sul rapporto con la natura bisogna leggere il suo romanzo del 1963 “La parete”, recentemente ristampato, che offre spunti di riflessione di grande attualità.


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