Giornalismo sotto attacco in Italia

“Utopia Europa”, un documentario per raccontare l’economia sociale

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“UTOPIA EUROPA”: un documentario diretto da Renato Chiocca racconta i 6000 km pedalati da Massimiliano Porcelli dal Portogallo alla Grecia per raccontare l’economia sociale

Dopo la presentazione a Lisbona, Atene e Latina, prosegue a Bevagna e San Marino

 

Comincia dal Portogallo. Anzi no. Comincia prima. Da quella frase che è una possibilità. Da quell’idea di Europa che è come una pianta con delle radici profonde e dove ognuna concorre al benessere dell’altra: “Se una non ce la fa, l’altra la aiuta”, dice qualcuno con naturalezza all’inizio del viaggio.

“Utopia Europa” è il racconto di un viaggio di 6000 chilometri, percorso in bicicletta. Che comincia prima del suo risultato. E che affonda le radici (sì, ancora una volta) nell’amicizia e nell’amore per un mestiere che si è fatto scelta di vita. Che non potrebbe essere altrimenti per tutti coloro che sono immersi Utopia2000: un progetto, una missione, una visione.

Era successo qualche anno fa con il Girasoli Tour e quelle migliaia di chilometri pedalati (sempre) da Massimiliano Porcelli (presidente da 26 anni della Cooperativa Utopia2000, nda) lungo lo Stivale per raccontare l’Italia dell’economia sociale, poi diventato il documentario “Tutto Quello che Sarà”. Era stato sorprendente ed emozionante allora vedere la bellezza di un Paese silenzioso e operativo, attivo e capace di vedere l’altro.

È successo di nuovo, ma questa volta l’Utopia ha superato i confini nazionali per diventare uno sguardo che include lingue, religioni, realtà diverse. Uno sguardo capace di raccontare ciò che si vede poco sulla grande distribuzione, sui giornali e in tv: la bellezza di una umanità che non tradisce il senso profondo di quella parola che la definisce.

“Utopia Europa” è un percorso che prende le mosse dal Portogallo e arriva in Grecia, raccontando decine di realtà che ogni giorno lottano per la parità, la dignità, la giustizia sociale, per l’educazione la bellezza e il rispetto della natura. Un viaggio profondo e leggero in cui il peso dei chilometri si percepisce solo a tratti nel fiatone di Massimiliano, sempre un passo indietro rispetto alla telecamera, ma portabandiera di una idea condivisa da migliaia di persone, punto di vista silenzioso che diventa occasione di riflessione anche solo nella percezione dei pensieri che possono abitare chi pedala percorrendo una strada anche dentro di sé.

Quello pedalato da Massimiliano Porcelli e diventato un documentario di 70 minuti per la regia di Renato Chiocca è un viaggio di ricucitura che vuole connettere esperienze diverse e apparentemente lontane ma profondamente connesse.

E allora spesso le parole non servono e il silenzio si fa rumore e fa rumore. Come quello di Piazza San Pietro nella Pasqua del Covid, come il canto di Diodato in quell’Europa silenziata o come la scelta di Papa Leone di recarsi a Lampedusa proprio il 4 luglio, in quel suo Ringraziamento che ha cambiato prospettive e senso.

Scorrono storie davanti agli occhi di chi guarda, scorre la Storia e anche le guerre, quelle a poche chilometri da noi che ancora mietono ferite e sofferenza. Ci sono le rotte balcaniche, c’è l’Ucraina e quel fotogramma sulla bandiera della Palestina che ci fa capire il messaggio di questa pedalata che va oltre quei 6000 chilometri: la pace. E poi ci sono le Ong che cercano di dare spazio alla gente del posto, il calcio e lo sport che diventano mezzo di recupero. I chilometri passano e scorrono storie e volti. Volti e storie del possibile. La leggerezza della profondità. La bellezza di chi guarda all’altro (anche in Europa).

Le parole sono nette. Come l’acqua di un fiume quello nel quale Massimiliano si rinfresca o forse si lava, per lavar via polvere, sudore, ingiustizie e le parole di chi ti dice che lo sa cosa significa non avere niente e perdere tutto.

C’è la Spagna. C’è Gaza. Ci sono i diritti violati. C’è lo sport e il cibo e il rispetto della natura, ma anche del senso profondo di vivere. Le tombe che fanno da sfondo ad alcuni incontri sono il segno di quell’altra Europa, quella che non prende posizione. Quella del riarmo. E poi ci sono la Croce Rossa in Montenegro e gli anziani che possono essere parte sostanziale della vita.

E poi il tempo. Cosa è il tempo? Ce lo si domanda guardando il documentario. Cambiamento e continuità, viene da rispondere, come quei chilometri che Massimiliano percorre in sintonia con le sue scelte di cambiamento e continuità.

Rete è una delle parole che emerge anche quando non è detta. E amicizia. Sì, perché questo splendido documentario è nato grazie al lavoro di tanti, grazie alla generosità di molti, grazie ad una programmazione che ha saputo adattarsi ai cambiamenti, agli imprevisti che spesso sorprendono e regalano quella vertigine capace di spostare assi e punti di vista. “Grazie alle ambasciate che in alcuni Paesi si sono messe a disposizione – racconta Chiocca -, grazie a delle persone straordinarie che hanno reso le tappe esperienze uniche facendoci viaggiare un viaggio che va al di là del racconto: un viaggio di 50 giorni, serrato, accaldato, ma straordinario”.

Non c’è solitudine e solipsismo in questo cammino in solitaria, anche se il volto che si vede è uno solo. Perché Massimiliano non sa scindere il sé “individuo dall’essere dentro una collettività” e quando pedala da solo pensa cosa possa fare nel suo piccolo.

Massimiliano pedala e pedalando tesse fili. E favorisce riflessioni e incontri. Mentre i paesaggi si susseguono. Il blu fa da sfondo come la divisa da lui indossata e quella sua figura piegata in movimento che sembra lo skyline del racconto. Come quell’Acropoli che si staglia in alto al termine del documentario e che resta lì a memento delle nostre radici e di chi dovremmo tornare ad essere.

È questa l’Europa che vorremmo.

È questa l’Europa che esiste già.

E non è un’utopia.

Dopo essere stato presentato alla Festa del Cinema italiano di Lisbona, ad Atene e a Latina, città di nascita del regista Renato Chiocca, tra i prossimi appuntamenti il 18  luglio sarà a Bevagna, poi a Ventotene, San Marino… Non perdetevelo e, se potete, chiedetene la proiezione nella vostra città.


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