Giornalismo sotto attacco in Italia

Strage di Ustica: quarantasei anni di mancate risposte

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La memoria non si archivia è il titolo del 46° Anniversario della Strage di Ustica per dare, alle 81 vittime innocenti, quella verità e giustizia che attendono dal 27 giugno 1980, quando il DC-9 Itavia, partito da Bologna per Palermo, fu abbattuto da un missile nel cielo di Ustica perché si trovò all’interno di una battaglia aerea come dimostrano i tracciati Radar della notte e le diverse testimonianze raccolte negli anni.

Questo sta scritto nelle oltre 400 pagine dell’indagine della Procura di Roma, iniziata nel 2008 dopo le dichiarazioni del presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga che aveva indicato i francesi quali responsabili dell’abbattimento dell’aereo Itavia. La stessa Procura ha alzato le mani, al punto di chiedere l’archiviazione perché, nonostante le centinaia di rogatorie inviate agli Stati amici e alleati, nulla è pervenuto in risposta. I magistrati che hanno svolto le indagini sono stati lasciati soli anche da Istituzioni italiane. A Roma si è svolta la terza udienza davanti al Gip a cui la presidente Daria Bonfietti, a nome dell’Associazione dei Parenti delle Vittime della Strage di Ustica, ha chiesto di non archiviare, di continuare ad indagare anche a seguito dei risultati raggiunti: la presenza di caccia francesi e americani nei cieli tra le isole Eolie e Ustica, collegati all’aeroporto militare di Grazzanise, seguiti dalle centrali operative Nato; la presenza della portaerei francese Foch nel mare di Napoli, finora sempre negata. Durante quest’ultima udienza sono stati sentiti gli avvocati dell’Associazione presieduta da Giuliana Cavazza che sostiene ancora che quella sera il cielo era limpido e stellato in assenza di aerei, mentre era presente nella toilette del DC-9 una bomba, smentito dal fatto che nel relitto risulta il vano di servizio quasi intatto, poi il continuo riferimento alla sentenza del processo penale di proscioglimento dei generali contro ogni ipotesi di guerra aerea, questa è la tesi che i giornalisti che porgono il microfono al generale Tricarico e all’ex ministro Giovanardi dovrebbero approfondire prima di fare le interviste: la sentenza assolve i generali dal depistaggio e dall’alto tradimento, sentenza che fa riferimento ai giorni successivi all’abbattimento dell’aereo, non al giorno della Strage, infine ogni vigilia dell’Anniversario i soliti noti tirano fuori la pista palestinese, sempre smentita. Quello che è più grave è ciò che ha sostenuto uno degli avvocati che ha puntato il dito nei confronti del giornalismo investigativo di Andrea Purgatori accusandolo ancora una volta di depistaggio mediatico. Tirare in ballo chi non può replicare, complimenti! Dobbiamo tanto ad Andrea alle sue inchieste, sempre alla ricerca della verità per portare giustizia. Se oggi abbiamo raggiunto questi risultati un’abbondante fetta del merito è la sua. Sono certo che se lui fosse ancora con noi il Gip lo avrebbe convocato, la sua testimonianza sarebbe stata fondamentale per continuare le indagini, come sarebbe stato fondamentale il suo aiuto per convincere la presidente del Consiglio Meloni a rispondere alle richieste di Daria Bonfietti e di alcuni parlamentari – condivise anche da Articolo 21 – di far intervenire l’Avvocatura di Stato contro la richiesta di archiviazione e di chiedere al presidente Macron di dare le risposte sulla presenza di aerei francesi nel cielo di Ustica che mancano da quarantasei anni.


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