Giornalismo sotto attacco in Italia

Ora davvero vicini alla verità per Giulio. Ma quanti depistaggi, menzogne e silenzi

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Siamo alla fine. Paola, Claudio, Irene Regeni si avvicinano alla sentenza per la morte di Giulio. Verso una verità giudiziaria. Vicini ad una giustizia a lungo ostacolata con evidenza e arroganza. C’è stata una larga parte dell’opinione pubblica che ha “accompagnato” questo processo e sostenuto la famiglia, gli investigatori, la Procura, poi anche la Corte d’Assise. Il giovane ricercatore scomparso in Egitto dieci anni fa, il 25 gennaio 2016, fu ritrovato senza vita, con visibili segni di tortura, il 3 febbraio successivo, lungo la strada tra il Cairo e Alessandria. Le ultime fasi di un dibattimento affatto semplice si stanno tenendo nell’aula bunker del carcere di Rebibbia e lì nelle udienze del 23 e 24 giugno hanno parlato prima i pm e poi l’avvocata della famiglia, Alessandra Ballerini; dopo di lei l’avvocato dello Stato che ha chiesto due milioni di euro di risarcimento agli imputati, per conto della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Al termine del suo intervento in aula, l’avvocata Ballerini ha definito la requisitoria dei pubblici ministeri una tappa fondamentale: “Abbiamo avuto le richieste di condanna. Un passo importante, frutto di una ricostruzione eccezionale”. Nelle sue parole anche un chiaro riferimento alla mancata collaborazione delle autorità egiziane. Le istituzioni italiane sono state sempre molto, troppo, attente ai rapporti con l’Egitto. Nell’aula di Rebibbia invece no. E’ stato detto chiaramente da parte del Procuratore capo di Roma. Durante la lunghissima requisitoria, durata sette ore, Francesco Lo Voi ha  affermato che “non c’è stata alcuna collaborazione da parte dell’Egitto, non sono state rispettate una serie di convezioni internazionali. Questo processo grazie alla Consulta e alle nostre norme si è svolto nel pieno rispetto delle garanzie. Siamo di fronte a un muro che è stato abbattuto. E’ anche grazie all’intervento della Corte Costituzionale che si è superata la fase di stallo”. Lo Voi e il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco hanno chiesto il carcere a vita per Magdi Ibrahim Abdelal Sharif e una pena di 17 anni e sei mesi per gli altre tre appartenenti alla National Security Agency (Nsa). Ovvero, Usham Helmi, il generale Sabir Tariq e il colonnello Athar Kamel Mohamed Ibrahim, accusati del reato di sequestro di persona pluriaggravato (al solo Sharif sono contestati anche i reati di concorso in lesioni personali aggravate e di concorso in omicidio aggravato.
“Questo è stato un processo contro il silenzio, contro il silenzio di chi non voleva parlare. Di chi non voleva collaborare, di chi confidava che il tempo cancellasse le tracce. È stato un processo contro la menzogna. Contro le ricostruzioni artificiose, contro i depistaggi”, ha detto, tra l’altro, Colaiocco.
“Giulio dedicava il tempo alla condivisione con gli amici, Giulio era un ricercatore, non una spia né un cospiratore. Non tramava contro il regime, non era uno sprovveduto. Giulio non se l’era andata a cercare. Giulio si faceva e faceva delle domande. In questi anni ho capito chi ha perso l’Italia perdendo Giulio: tutti abbiamo subito un danno – ha detto  l’avvocata Alessandra Ballerini,  che rappresenta la parte civile per la famiglia ma che in questi anni è diventata anche il simbolo di una battaglia assai più ampia del già grandissimo doloro e diritto alla verità dei Regeni –  Per me Giulio è Giulio, per l’affetto che ha accumulato in questi anni. Paola, Claudio, Irene, gli amici hanno deposto in questa aula la loro sofferenza. Ora il processo trasformi la sofferenza in giustizia”.
Le ultime due udienze sono state seguite in aula da una scorta mediatica e politica che non è mai mancata in questi anni complessi e alla quale ha preso parte anche Articolo 21. “Non è stato facile arrivare fin qui, ci sono stati plurimi tentativi di depistare, sminuire, infangare. Il popolo giallo ha contribuito a sostenere l’esigenza di giustizia della famiglia e, io dico, di un intero Paese”, ha sottolineato il coordinatore di Articolo 21 Giuseppe Giulietti.
”Il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco ieri ha fatto una ricostruzione molto accurata, significativa e importante. Noi continuiamo a seguire e a fare da scorta politica e mediatica in questo importante processo. Se c’è questo processo è per il lavoro enorme svolto dalla procura, l’impegno della famiglia di Giulio Regeni, dell’avvocata Alessandra Ballerini, del popolo giallo che ha accompagnato ogni giorno di questi lunghi anni della battaglia per la verità e giustizia”, ha affermato la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, prima dell’udienza.
Le prossime udienze per le arringhe dei difensori ed eventuali repliche sono fissate per il 13 e 14 luglio.


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