Giornalismo sotto attacco in Italia

“Il diritto esercitato per mezzo della forza non è diritto”. Intervista con Luigi Daniele

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“Il diritto penale per mezzo della forza non è diritto ma barbarie”: sulla base di questa convinzione il professor Luigi Daniele, docente di Diritto internazionale all’Università degli Studi del Molise, costruisce un saggio essenziale per comprendere la fase storica che stiamo vivendo. “Il diritto del più forte. La distruzione dell’ordine internazionale” (Editori Laterza) è un’opera importante, nella quale si affrontano i temi che caratterizzano non solo i vertici fra i potenti della Terra ma anche il nostro dibattito pubblico quotidiano: il genocidio in corso a Gaza, ad esempio, e ancora l’agire terroristico da parte di alcuni stati, a cominciare da Israele, per non parlare poi della legge della giungla elevata a modalità di risoluzione delle controversie. Trump, Netanyahu, lo stesso Putin e altre personalità autoritarie sono oggi i dominus di una scena globale inquietante, nella quale si intravede unicamente un futuro da brividi. Eppure, ci spiega Daniele, non possiamo e non dobbiamo rassegnarci. L’unica speranza per le forze progressiste risiede, tuttavia, nella trasformazione del diritto internazionale in una nuova piattaforma costituente, come avvenne nel 1948, quando venne redatta e approvata la Dichiarazione universale dei diritti umani. Mai come ora, sono indispensabili organismi internazionali rinnovati, un nuovo patto socio-economico sul modello di Bretton Woods e una riforma dell’ONU, da tempo auspicata ma mai davvero realizzata. Per farlo, però, è indispensabile il ritorno sulla scena di un attore che, da almeno quindici anni, si è inabissato: l’Europa, capace finora di fare unicamente da spalla al trumpismo, di definire Netanyahu uno che “fa il lavoro sporco” anche per noi e di sanzionare giustamente Putin senza mai ipotizzare anche solo una sanzione nei confronti di Israele, là dove invece questo procedimento, a differenza del caso russo, potrebbe ottenere risultati immediati.
Luigi Daniele appartiene alla schiera degli studiosi che un giorno potranno dire di non essere stati complici dell’orrore, e non è poco.

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