Giornalismo sotto attacco in Italia

Nel conflitto del tempo: appunti per un femminismo autocritico e situato

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C’è un rischio, quando si raccolgono scritti nati nel vivo dell’urgenza politica e giornalistica: quello di consegnarli a una forma di musealizzazione inoffensiva, di neutralizzarne la carica conflittuale sotto il segno rassicurante dell’“opera”. Appunti femministi elude questo rischio con una consapevolezza che è al tempo stesso metodologica e politica. L’ordine cronologico, lungi dall’essere un espediente archivistico, si impone come dispositivo critico capace di restituire la densità del tempo, le sue discontinuità, le sue incrinature. Ne emerge non un percorso lineare, ma una cartografia inquieta, fatta di avanzamenti, ripensamenti, torsioni: la traiettoria di un pensiero che non si sottrae alla propria storicità.

In questa prospettiva, il libro si offre come un esercizio di coscienza del presente, e insieme una pratica di memoria attiva. La scrittura, nutrita di sociologia e attraversata da un registro giornalistico che non rinuncia alla complessità, si misura costantemente con l’attualità senza mai cedere all’illusione dell’immediatezza. Ogni testo appare così come il prodotto di una doppia tensione: da un lato l’urgenza dell’intervento, dall’altro la necessità di inscrivere quell’intervento in un quadro interpretativo più ampio, capace di cogliere le strutture che sottendono l’evento.

Il filo intersezionale che tiene insieme la raccolta non è mai ridotto a formula o a lessico di appartenenza. Al contrario, esso si manifesta come pratica rigorosa di lettura del reale: una lente che permette di disarticolare le semplificazioni identitarie e di ricomporre, nella loro intrinseca complessità, le relazioni tra genere, classe, razza e lavoro. In questo senso, Appunti femministi si colloca lontano tanto da un femminismo liberal-individualista quanto da ogni deriva puramente discorsiva dell’intersezionalità: ciò che interessa è la materialità dei rapporti di potere, la loro inscrizione nelle condizioni concrete dell’esistenza.

Uno degli elementi più rilevanti del volume risiede tuttavia nella scelta, tutt’altro che scontata, di esporsi in prima persona come soggetto conoscente. L’autoascolto critico che de Nardis mette in atto non è un gesto narcisistico, ma un atto epistemologico. Esplicitare il proprio posizionamento, riconoscere i limiti del proprio sguardo, rendere conto degli spostamenti teorici e politici: tutto ciò contribuisce a sottrarre il sapere alla pretesa di neutralità che storicamente ne ha garantito l’autorità. La riflessività diventa così non solo metodo, ma etica della scrittura.

Su questo sfondo, il nesso tra femminismo e lotta di classe emerge con una chiarezza che costituisce forse il tratto più politico dell’intera operazione. I testi raccolti mostrano con insistenza come la questione di genere non possa essere isolata dalle dinamiche economiche e materiali che attraversano le società contemporanee. Il femminismo, nella lettura proposta, non è un campo separato, né una rivendicazione settoriale, ma una prospettiva capace di interrogare radicalmente l’ordine capitalistico, mettendone in luce le forme di sfruttamento e le gerarchie che esso produce e riproduce.

In questo senso, Appunti femministi si configura come qualcosa di più di una semplice raccolta: è una mappa critica del tempo presente, un dispositivo di orientamento che invita a leggere il femminismo come pratica trasformativa, capace di connettere analisi e azione, teoria e militanza. Se vi è un merito particolare del volume, esso sta proprio nella capacità di tenere insieme questi piani senza appiattirli, restituendo al pensiero femminista quella dimensione conflittuale e materialista che troppo spesso viene smarrita nel dibattito pubblico.

Il risultato è un libro che non chiede adesione, ma esige confronto; che non offre risposte definitive, ma apre spazi di interrogazione. Ed è forse proprio in questa apertura, in questa disponibilità a restare dentro la complessità senza semplificarla, che risiede la sua forza più duratura.

L’ultima traiettoria, affidata esplicitamente alle generazioni future, radicalizza ulteriormente questa impostazione. Non c’è, in queste pagine, alcuna pretesa di eredità intatta: ciò che viene offerto è piuttosto un archivio situato, destinato a essere messo in crisi, contraddetto, reinventato. La richiesta non è di fedeltà, ma di radicalità; non di continuità, ma di conflitto. È una posizione esigente, che sottrae il femminismo a ogni tentazione celebrativa per restituirlo alla sua dimensione più propria: quella di pratica critica capace di interrogare il presente e, insieme, di eccedere costantemente se stessa. Per questo al volume va riconosciuta una qualità sempre più rara: quella di pensarsi come processo e non come esito. Un libro che non si limita a raccogliere testi, ma costruisce le condizioni per la loro messa in discussione; che non cerca coerenza a tutti i costi, ma assume la contraddizione come spazio produttivo. In un panorama spesso segnato da semplificazioni e appropriazioni superficiali, il lavoro di de Nardis si distingue per una radicalità che non è mai slogan, ma pratica rigorosa di pensiero. Ed è proprio questa pratica, esposta senza protezioni al giudizio del tempo, a costituire il contributo più significativo del volume.

Esce il 15 giugno Appunti femministi, il nuovo saggio di Eleonora de Nardis Giansante edito da Bordeaux. Disponibile in preordine su https://www.bordeauxedizioni.it/prodotto/appunti-femministi/

 


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