I tribunali iraniani hanno condannato due giornalisti a lunghe pene detentive usando in modo pretestuoso la legislazione in materia di spionaggio per criminalizzare la loro attività professionale. Le accuse nei loro confronti: “attività mediatiche” a fini di “propaganda conto la sicurezza nazionale” e “diffusione di notizie false”.
Il 26 ottobre Artin Ghazanfari, fotogiornalista di religione baha’i, è stato condannato dalla sezione 15 del tribunale rivoluzionario di Teheran a un totale di 26 anni di carcere: varrà solo la prima delle tre condanne, la più pesante, a 20 anni.
Ghazanfari era stato arrestato il 19 gennaio, nel periodo immediatamente successivo alla sanguinosa repressione delle proteste scoppiate in tutto il paese. Soffre di problemi cardiaci, asma e pressione alta. Il giudice del processo ha negato il suo trasferimento in una struttura ospedaliera esterna alla prigione.
L’altra condanna è stata emessa dal tribunale rivoluzionario di Karaj, nei confronti di Omid Faraghat, arrestato il 29 giugno: dieci anni.
