Emfa, la grande incompiuta

Democratici in piazza in tutta Italia: che risposta riceveranno? 

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Un milione e forse più in un sabato che giovanissimi e anziani, genitori e figli, studenti e operai, impiegati e insegnanti hanno voluto dedicare alle richieste di un Paese esasperato dalle chiacchiere propagandistiche di un governo che isola l’Italia nel contesto democratico mondiale, affama i lavoratori con i salari più bassi d’Europa, stronca il lavoro degli autotrasportatori con prezzi dei carburanti mai visti prima, tenta in tutti i modi, anche con parole d’odio, di zittire chi ha il pensiero libero, critico. E  per tutta risposta destina miliardi di euro al riarmo per combattere un nemico che non si è dichiarato, né è stato dichiarato. Articolo 11 della Costituzione cancellato.

Ebbene questa straordinaria dimostrazione di partecipazione democratica e comunitaria alla vita del Paese è stata trattata da gran parte dei grandi giornali come minacce alla sicurezza dei cittadini. Titoli simili anche nel polo Raiset, senza mai cercare di spiegare le ragioni che hanno mobilitato tanta gente. Telemeloni a reti unificate. 

Mobilitazione che, secondo i calcoli fatti da Info data del Sole 24 ore, fino alla settimana precedente il fantastico 31 ottobre, nell’arco di dieci giorni ha prodotto quasi trecento manifestazioni di protesta in ben 139 comuni, la maggior parte dei quali nel Sud del Paese, Campania, Sicilia, Calabria. Quale credibilità potrà continuare ad avere chi ha saputo scrivere solo di possibili guerriglie urbane, come se sperasse si materializzassero?

Numeri che indicano quanto sia diffusa nel Paese la voglia di cambiamento delle politiche sociali ed economiche, con la richiesta di non smantellare completamente il welfare, intervenire per salvare la sanità pubblica e le scuole, combattere la povertà che cresce in modo preoccupante, utilizzando i miliardi inutilmente destinati al riarmo.

Quale lezione saprà trarne il cosiddetto campo largo? Si farà sempre e solo condizionare dai sondaggi, o finalmente capirà che il popolo italiano ha realmente imboccato tutt’altra strada? Per farlo basterebbe mettere insieme in un programma comune, un programma progressista, i temi principali sbandierati e urlati in quasi tutte le piazze d’Italia  da cittadini ancora innamorati del loro Paese e della Costituzione che lo tutela magnificamente. 

Un programma politico che smonterebbe tutte le possibili divisioni che possono nascere dalla competizione interna sui nomi da proporre alle primarie. Il programma, prima ancora dei nomi. 

E quei milioni di italiani che il 20 novembre prossimo, per iniziativa della Cgil,  alla quale Articolo 21 ha dato la propria convinta adesione, si mobiliteranno di nuovo si sentiranno convintamente rappresentanti   e probabilmente sapranno riaccendere la passione politica anche in quel 45% di elettori che da tempo diserta le urne.


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