In Venezuela dopo la cattura di Maduro l’apparato repressivo resta intatto: 322 prigionieri politici secondo Foro Penal, 31 dei quali stranieri o con doppia nazionalità, anche italo-venezuelani.
«Basta operazioni di facciata». La cattura di Nicolás Maduro il 3 gennaio 2026 e l’insediamento del governo ad interim di Delcy Rodríguez hanno portato a rilasci di detenuti e a una legge di amnistia a febbraio, ma non hanno smantellato la macchina repressiva venezuelana. Lo afferma la Missione internazionale indipendente di accertamento dei fatti sul Venezuela, istituita dal Consiglio ONU per i diritti umani: nel rapporto presentato a settembre 2026 dalla presidente Sofía Macher, la Missione attesta che le istituzioni statali
responsabili della repressione, delle gravi violazioni e dei crimini contro l’umanità restano intatte.
Se a gennaio il ritorno in libertà dei cittadini con solo passaporto italiano — il cooperante Alberto Trentini, dopo 423 giorni di detenzione (trascorsi in gran parte a El Rodeo I) senza accuse formali, e l’imprenditore Mario Burlò, usciti dal carcere nella notte tra l’11 e il 12 gennaio — insieme al rilascio tra il 7 e l’8 gennaio del giornalista e politico italo-venezuelano Biagio Pilieri dopo oltre 16 mesi, hanno segnato un risultato importante frutto anche della mobilitazione civile, l’emergenza diritti umani nel Paese non è finita.
Dal 3 gennaio a oggi: rilasci parziali, arresti brevi intimidatori e 64 casi di tortura. Il 15 e il 24 agosto l’esecutivo di Delcy Rodríguez ha dichiarato 1.046 scarcerazioni da inizio anno; da
parte sua, Foro Penal ne aveva verificate 894 a giugno, 81 su 131 ad agosto e a fine ottobre conta complessivamente 1.105 scarcerazioni registrate nel corso del 2026. Per Articolo 21 siamo di fronte a una gestione puramente strumentale e condizionata della libertà dei detenuti:
– Oltre 11.000 persone sotto misure restrittive: Foro Penal ricorda che chi esce dal carcere resta spesso sottoposto a misure cautelari sostitutive (obbligo di presentazione in tribunale, divieto di
espatrio, arresti domiciliari) e non può considerarsi pienamente libero. Inoltre, nel bilancio complessivo di Foro Penal figurano in tutto il Paese 11.468 persone tuttora soggette a misure restrittive della libertà.
– Nuovi arresti e intimidazioni: A fronte di un forte calo delle detenzioni prolungate dopo il 3 gennaio, la Missione ha continuato a documentare nuovi arresti arbitrari — almeno 17 nei primi otto mesi del 2026, secondo le sue stime — e un modello ricorrente di arresti arbitrari di breve durata contro attivisti dell’opposizione, giornalisti e altri esponenti della società civile, usati a scopo intimidatorio.
– Torture e impunità nei centri di detenzione: La Missione ha investigato 64 nuovi casi di tortura avvenuti dopo il 3 gennaio 2026, segnalando pratiche gravi in particolare nel carcere di massima sicurezza di El Rodeo I e nella struttura militare di Fuerte Guaicaipuro (istituti, insieme a Yare, per i quali in agosto l’ONG Clippve, dopo l’annuncio governativo del 18 agosto di cooperazione con il Comitato Internazionale della Croce Rossa – CICR, ha chiesto che il CICR visiti quei centri). Almeno 19 funzionari già indicati per gravi violazioni restano in posti chiave o sono stati riassegnati.
– Gli annunci di fine ottobre e il nodo della Ley contra el Odio
Il 29 ottobre la presidente ad interim ha annunciato di aver istruito i corpi di sicurezza a non arrestare nessuno senza ordine giudiziario, salvo flagranza, e ha riconosciuto che la Ley contra el Odio è stata applicata in modo abusivo, chiedendo all’Assemblea Nazionale di riformarla (riforma non ancora approvata). Proprio il 28 ottobre la Commissione Interamericana dei Diritti Umani (CIDH) e la sua Relatoria speciale per la libertà di espressione (RELE) hanno chiesto formalmente a Caracas di abrogare integralmente la Ley contra el Odio — citando segnalazioni pubbliche di 85 casi di persone e media accusati di reati d’odio tra il 2017 e ottobre 2025 — e avvertendo che una modifica parziale non basta. Anche il vicepresidente di Foro Penal, Gonzalo Himiob, pur giudicando positivo l’annuncio sugli arresti, ha ricordato che la garanzia è già prevista dalla Costituzione e che da sola non risolve la situazione di chi resta detenuto. Del resto, lo stesso 28 ottobre, dopo incidenti tra la polizia e una manifestazione di familiari di prigionieri politici e sindacalisti a Caracas, il ministro dell’Interno Diosdado Cabello ha avvertito che alcuni partecipanti, ripresi dalle telecamere, saranno presentati alle autorità. La fotografia di chi resta detenuto da prima del 3 gennaio Secondo l’ultimo bollettino di Foro Penal (aggiornato al 26 ottobre 2026), in Venezuela restano 322 persone detenute per motivi politici: 307 uomini e 15 donne, 182 civili e 140 militari (categoria per la quale la CIDH ha avvertito che la legge di amnistia mantiene limitazioni per militari ed ex militari). Al 5 ottobre, 170 dei 322 detenuti erano rinchiusi senza condanna e 152 risultavano condannati (lista inviata a OEA e Alto Commissariato ONU per la certificazione). Altre organizzazioni forniscono stime ancora più alte (Justicia, Encuentro y Perdón ne contava 424 nella prima settimana di ottobre, mentre la Missione, riportando stime di ONG tra fine luglio e inizio agosto, indicava tra 379 e 500 persone). A questo quadro si aggiungono gli ostacoli negli istituti penitenziari: l'8 ottobre l’Alianza por la Libertad de los Presos Políticos ha denunciato che tra 36 e 40 ordini di scarcerazione, firmati dai tribunali da settimane, non erano stati eseguiti dai centri di detenzione. E il 30 ottobre l’Observatorio Venezolano de Prisiones (OVP) ha denunciato la morte, il 26 e il 27 ottobre, di due detenuti gravemente malati in Táchira e Bolívar, chiedendo di indagare sull’assistenza medica ricevuta.
I 31 prigionieri stranieri o con doppia nazionalità e il conto aperto degli italo-venezuelani
Nel bilancio del 26 ottobre di Foro Penal, 31 dei 322 prigionieri politici hanno nazionalità straniera o doppia nazionalità. Per quanto riguarda l’Italia, il 12 gennaio scorso il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha indicato in 42 gli italiani e italo-venezuelani ancora detenuti in Venezuela, 24 dei quali per motivi politici, mentre chi aveva solo il passaporto italiano è stato liberato. Per i connazionali con doppio passaporto ancora reclusi, i familiari denunciano la mancanza di un accesso consolare regolare. Il 15 ottobre l’ex deputato italo-venezuelano Américo De Grazia, insieme ai familiari, ha consegnato in Senato alla senatrice Stefania Craxi e al senatore Guido Liris le schede di 16 casi di italo-venezuelani detenuti per motivi politici, secondo De Grazia.
Tra i casi noti:
Daniel Enrique Echenagucia Vallenilla, imprenditore di origini avellinesi, arrestato nell’agosto 2024 e detenuto a El Rodeo I (in condizioni di isolamento, secondo i familiari), soffre di asma cronica e ha un ordine di scarcerazione del 19 gennaio 2026 mai eseguito; il 9 settembre, secondo Foro Penal, un tribunale ha respinto di nuovo la richiesta di far decadere la misura di detenzione, nonostante le misure cautelari concesse dalla CIDH.
Juan Carlos Marrufo Capozzi, detenuto dal 19 marzo 2019, ha bisogno di cure mediche urgenti secondo Amnesty International (settembre 2026).
Gerardo Coticchia Guerra, detenuto dal 2020.
Perkins Rocha, avvocato e consigliere giuridico di María Corina Machado, indicato dalle fonti italiane tra i connazionali detenuti, è agli arresti domiciliari dall’8 febbraio 2026 con braccialetto elettronico e presidio di polizia; gli è stata negata l’amnistia.
Hugo Enrique Marino Salas, scomparso il 20 aprile 2019 all’aeroporto di Maiquetiá e prelevato, secondo la famiglia, da agenti del controspionaggio militare (DGCIM): la madre ha rinnovato l’appello il 30 ottobre.
Articolo 21 chiede al Governo italiano, al Parlamento e all’Unione Europea di non legittimare le operazioni di facciata di Caracas e di esigere accesso consolare e assistenza medica per tutti i connazionali detenuti, l’abrogazione della Ley contra el Odio, l’esecuzione immediata degli ordini di scarcerazione già emessi e la liberazione piena e incondizionata di tutte le persone detenute per motivi politici — 322, secondo l’ultimo bollettino di Foro Penal.
