E’ ancora lì, con la scritta in ferro battuto che ricorda quelle dei campi di sterminio, ma ovviamente è solo un caso. E’ il parco “Rodolfo Graziani” nel comune di Filettino, il cuore più nero della Ciociaria, in mezzo ai monti, dove a migliaia in estate vanno a cercare tracce di autunno. Inaugurato nel 2017 da un sindaco che era stato eletto con una lista “ispirata alla sinistra”; pagato con 285mila euro della Regione Lazio; e dedicato al “maresciallo d’Italia” Rodolfo Graziani, personaggio di spicco del regime di Benito Mussolini. In realtà si trattò di una reintitolazione, un vero e proprio ritorno al passato, un’azione nostalgica. Infatti quel parco venne dedicato a Rodolfo Graziani per la prima volta nel 1938, sotto l’egida del podestà Domenico Pontesilli.
E adesso, nel 2026, non si scandalizza quasi più nessuno se i visitatori di quel minuscolo spicchio di Appennino, dove vanno a giocare i bambini, porta il nome di un personaggio molto discutibile, quantomeno. Graziani si rese responsabile di efferati crimini di guerra e contro l’umanità in Libia e in Etiopia, guadagnandosi i soprannomi di “macellaio del Fezzan” e “macellaio d’Etiopia”. Non fu mai processato per quei reati, non andò mai davanti ad un tribunale internazionale per le atrocità coloniali, nonostante fosse stato inserito nella lista dei criminali di guerra dell’ONU. E’ stato il simbolo delle violenze perpetrate durante il colonialismo italiano. Perché proprio a Filettino un parco per Graziani. Chi può dirlo? In realtà lo può, in parte, dire la storia dei luoghi. Oppure la geografia.
Filettino è stato a lungo amministrato da un sindaco missino, Romano Misserville, esponente tra i più noti del Movimento Sociale Italiano – Destra Nazionale; fu eletto primo cittadino nel 1983, in seguito è stato anche senatore e vicepresidente del Senato.
Tra questi monti c’è uno spirito che volge all’estrema destra, accompagnato da un mucchio di misteri e coincidenze. La più nota ha riguardato di recente la Certosa di Trisulti che si trova a Collepardo, qualche chilometro più a sud. Lo straordinario complesso era stato dato in concessione al Dignitatis Humanae Institute di Steve Bannon e sembrava destinata diventare la capitale della formazione dell’internazionale nera. In seguito ad un pressing civico straordinario il Ministero ha proceduto alla revoca, provvedimento cui Bannon si è opposto in sede giudiziaria e da ultimo nel 2026 il Tar ha confermato che la Certosa poteva restare al Ministero e tornare ad essere il monastero simbolo della cultura di una vita semplice ritirata, dedita allo studio e alla natura. Così è oggi, di nuovo visitabile e restaurata.
