Un anniversario in sordina. Se non fosse stato per l’associazione Ciao Mauro e una veloce commemorazione organizzata dal Comune di Trapani, il ricordo del delitto di Mauro Rostagno, 38 anni dall’omicidio, la memoria sarebbe stata coperta dall’oblio. E’ lo specchio di una realtà che non vuole più sentir parlare di giornalisti che raccontano. Rostagno questo faceva, ogni giorno da Rtc. In un’epoca in cui si negava l’esistenza della mafia. Oggi il messaggio che gira è quello che la mafia è stata sconfitta e i giornalisti si inventano le inchieste giornalistiche. E quindi trovare uno straccio di ricordo adeguato è impossibile. L’infamità che per oltre 20 anni ha coperto l’omicidio oggi serve per schiacciare l’informazione. Lo sappiamo bene noi dell’associazione Articolo 21, lo sanno bene gli attivisti di Libera. Contro di loro l’etichetta di essere professionisti dell’antimafia. Oggi ricordiamo Rostagno mettendo nero su bianco che quel convitato di pietra non ha smesso di esistere. Le collusioni esistono, Cosa nostra è oggi quella holding creata da Matteo Messina Denaro che non è fuori dalla scena del delitto, perché fu ordinato da suo padre, don Ciccio, che odiava sentire parlare Rostagno, diventato una camurria. E diede ordine ai lupi di azzannarlo a morte. Non si ricorda il delitto Rostagno perché la cosa comporterebbe dire di quello che accade oggi, della politica che dismesso i panni del finto dolore, per buttarsi meglio negli affari. Parlare di quei politici che a Roma hanno deciso di abolire leggi e introdurre norme che impediscono ai giornalisti di avere accesso alle fonti, di parlamentari che a stento riescono a esercitare il loro mandato perché accerchiati e di ministri che vanno in giro come star a dire che va tutto bene mentre tante cose vanno a rotoli. Oggi a essere resa incerta è la libertà. Rostagno venne ucciso perché nelle sue tante vite, e forse quante altre ancora ne avrebbe vissuto, è sempre voluto essere un uomo libero. Non da solo ma con tanti altri. Guai quindi a ricordarlo, perché a nessun venga in mente di chiedere di essere una donna o un uomo libero. Mauro Rostagno da Rtc aveva individuato con precisione l’avversario, nascosto in un’aula consiliare o dentro una impresa, seduto al tavolino degli affari o dietro una scrivania. Era il 1988 ma può essere benissimo il 2026. Le mafie non uccidono più, hanno saputo semmai specializzarsi meglio nelle delegittimazioni, e così un giornalista che sfugge ad un attentato è uno che si è messo da solo la bomba, o un giornalista che racconta trova presto un amico che gli consiglia di abbassare i toni. Non è Trapani a non voler sentire ancora parlare di Mauro Rostagno, è l’Italia che quel nome non lo vuole più sentire pronunciato.
