Uomini marchiati. Perché perdano la loro identità per diventare “oggetti” in balia della barbarie e della violenza di chi li ha catturati. Non più esseri umani ma numeri. Una forma di umiliazione che i nazisti hanno perfezionato con lucida crudeltà nei campi di concentramento. Dove gli ebrei sono stati rinchiusi a milioni. E un numero immenso di loro non è più tornato a casa. Per questo è ancora più doloroso per chi, come noi, è cresciuto nella forte consapevolezza dell’immane tragedia della Shoa, apprendere che gli israeliani hanno marchiato i loro prigionieri. Immagini, quelle che abbiamo visto, che lacerano i nostri sentimenti.
Lo scrivo ora, prima che un Ddl all’esame del Parlamento mi impedisca di farlo con la minaccia di essere punito, dalla legge italiana, per antisemitismo: sono metodi nazisti. L’attuale destra di governo in Israele si nutre di una cultura nazista. E non lo nasconde. Anzi. Gli esempi sono ormai decine, se non centinaia. Uno degli esponenti di punta dei nazisti israeliani è sicuramente il Ministro Ben Gvir, colui che si vanta di aver reso il carcere insopportabile per i palestinesi, rinchiusi spesso con un semplice atto amministrativo e senza processo. Colui che ha voluto la pena di morte per i soli palestinesi e che si prepara a realizzare un circuito televisivo per mostrarli mentre moriranno per impiccagione. Colui che ha dichiarato che a Gaza “dovrebbero essere effettuate uccisioni mirate, eliminando 30 o 40 persone per notte.” E ha aggiunto che nella striscia “ci sono persone che non meritano di vivere, non dovrebbero vivere. Non sono nemmeno persone.” Ecco a cosa serve il marchio: a ribadire la superiorità di un gruppo di umani su un altro. Puro razzismo nazista.
Intanto in Cisgiordania continua la conquista, aumentano le azioni violente dei coloni, azioni non improvvisate e protette dall’IDF. E sostenute e finanziate, come denuncia Amnesty Italia, dallo stato di Israele. L’obiettivo è sgombrare la Cisgiordania dai palestinesi, rubare le loro terre e le loro case. A Qusra da settimane gli abitanti son assediati, terrorizzati, senza acqua né cibo né medicinali. Gruppi di bande armate di coloni, non escursionisti, coloni, si danno a scorribande per le vie del villaggio, impuniti, protetti dall’esercito israeliano che, se deve fermare qualcuno, ferma i palestinesi.
Tutto questo avviene con il consenso di Trump sotto gli occhi di Ursula Von der Leyen, di Giorgia Meloni e di Antonio Tajani.
Non è più solo complicità. Il silenzio si trasforma in ruolo attivo nella persecuzione dei palestinesi.
