Emfa, la grande incompiuta

NAZA, ovvero la banalità del male

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NAZA è stato proiettato per tre giorni e ha riempito le sale in tutt’Italia suscitando emozioni profonde.

Naza non è un film sul genocidio, anche se i militari israeliani intervistati dicono esattamente questo: «Sì, certo che è un genocidio, certo! Sparavamo a tutti, anche ai bambini, alle donne. Anche se erano disarmati? Ma certo, certo, erano tutti disarmati! Credo di aver visto solo una volta un palestinese armato, ma ne abbiamo uccisi a centinaia ogni giorno…»

Come ha osservato Francesca Fornario: “È un film su chi giustifica il Genocidio. Un film su chi lo normalizza. Un film su di noi. (..) Un mondo che la macchina da presa sbircia di notte attraverso i vetri dei grattacieli di Tel Aviv, nelle case dove i soldati tornano a giocare alla play dopo aver distrutto le case di quelli che non conoscono e che non considerano.”

Ci sono 24 soldati, appartenenti ad unità d’èlite, che confessano o meglio descrivono la routine della macchina di morte che essi ogni giorno azionavano.

«La mia era un’unità d’Elite. Individuavamo i palazzi da far saltare in aria con tutte le famiglie che ci stavano dentro. Abbiamo distrutto interi quartieri. Abbiamo distrutto tutto il Nord della striscia perché non dovevano restare in piedi case alle quali tornare. Abbiamo dato fuoco ai ricordi, alle foto, ai libri, a tutto. Riempivamo le case di gas e davamo fuoco, oppure radunavamo i cuscini al centro del salone e davamo fuoco a quelli: la lana brucia bene, in un attimo andava a fuoco tutto l’appartamento. Era un’unità composta da giovani di sinistra, la mia. Ragazzi dell’alta borghesia di Tel Aviv. Noi non odiamo gli arabi. Lo facevamo perché andava fatto». I coloni forse odiano gli arabi: “ma noi giovani progressisti di sinistra no: noi facevamo quello che ci dicevano di fare e basta e poi ci fumavamo una sigaretta o tornavamo qui a fare l’aperitivo.” Insomma la fabbrica della morte come ordinario esercizio di un compito burocratico.

Non serve odiare gli arabi per sterminarli o credere alla Terra Promessa per distruggere Gaza: basta che te lo chieda il sistema. Basta eseguire un ordine. Non serve farsi domande, non serve pensare di avere le risposte, basta fare, non serve domandarsi perché: «Facciamo quello che la società israeliana vuole che facciamo. Se ti dicono che devi radere al suolo Gaza, tu devi radere al suolo Gaza».

Il tema è lo stesso del film La zona d’interesse  diretto da Jonathan Glazer nel 2023, incentrato sulla vita di Rudolf Höss e della sua famiglia che abitava in una villa con un grande giardino immediatamente adiacente al muro del campo di Auschwitz: la banalità del male.

«Io sono andato in Polonia a visitare i campi di concentramento e continuo a credere a credere che i nazisti fossero il male», dice un soldato che racconta di aver ammazzato centinaia di civili disarmati: «Solo, mi domando cosa sono io?».

NAZA è un film che nessuno ha visto in Israele, anche perché è stato vietato, ma ha suscitato una vera e propria ondata d’isteria collettiva, “E questa isteria è la cosa migliore che sia accaduta alla società israeliana dal 7 ottobre 2023” scrive Gideon Levi in un articolo del 17 settembre pubblicato si Haaretz.

“Questa ondata di isteria – prosegue Levi -quale Israele non aveva mai visto prima, rivela anche il vero volto di quasi tutta la società. (..) Questa isteria porta alla luce qualcosa che per anni era rimasto nascosto, ma che improvvisamente è esploso. Dopo anni di repressione, negazione e menzogne, apatia e indifferenza, il pus è finalmente fuoriuscito in un possente torrente.(..)

«NAZA» ha distrutto il distacco degli israeliani dalla realtà. Era prevedibile, anche quando sembrava che nulla potesse scuotere gli israeliani. Ma l’intensità della reazione mostra quanto sia grande l’ascesso. La rabbia folle contro Szor e Abraham dimostra che sono riusciti a toccare il centro dell’ascesso. E questo fa male. L’intensità della reazione mostra che gli israeliani sentono che qualcosa sta bruciando sotto i loro piedi (..) Dopo che avremo impiccato i creatori del film nella piazza della città, forse qualcuno capirà che questo era un ultimo, disperato tentativo di eludere, soffocare e reprimere la verità. Ma quella verità continuerà a perseguitare Israele per sempre, perché è impossibile sfuggire alla responsabilità per un genocidio. Chiedetelo ai turchi. Questa colpa non ci lascerà mai. Sarà una vergogna eterna.”

Sarà una vergogna eterna anche per noi, mondo occidentale, che abbiamo continuato a sostenere Israele e ci siamo voltati dall’altra parte per non vedere.


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