“Il trucco c’è. E si vede anche molto bene. La presunta riforma della Rai consegna definitivamente il Servizio Pubblico ancora di più al governo: istituzionalizza che, oltre all’Ad, anche il Presidente sarà nel bottino dei partiti che vincono le elezioni”. Lo sottolinea in una nota il presidente della Fnsi Vittorio Di Trapani.
“Quindi, chiariamo: la riforma non rispetta l’Emfa. Anzi, spero che le Istituzioni europee sapranno vedere presto che la riforma in realtà è uno sberleffo all’Europa.
Andiamo con ordine.
1- La composizione del CdA non cambia. Quindi – esattamente come ora – la maggioranza sarà composta da persone indicate dal governo o dai partiti di governo.
2- Nomina Ad. Se vogliamo fare i formali, neanche ora viene nominato dal governo. Ma dal CdA. Il governo ha il potere di proposta. Tradotto: nulla cambia. Solo che il governo non deve “perdere tempo” nei passaggi burocratici: alza il telefono e consegna il nome ai “suoi” in CdA.
3- Presidente. Su questo punto il governo mette la sua impronta digitale sul vero obiettivo. Fino ad oggi la nomina del CdA aveva bisogno della ratifica in Vigilanza con maggioranza qualificata. Da domani – dalla terza votazione in poi – basterà la maggioranza semplice. Si chiude così l’ipocrisia del “presidente di garanzia” e si dichiara formalmente che anche il Presidente farà parte del bottino dei partiti che vincono le elezioni”.
