Brescia, luglio 2026. C’è un filo nero, robusto e inquietante, che unisce la città della Resistenza alla sua provincia. Un filo fatto di provocazioni, raduni fascisti camuffati da presidi identitari e, da stamattina, da un macabro promemoria geometrico tracciato sulla sede del Partito Democratico. 10:12.
Quattro cifre impresse sul muro e sopra un cestino dei rifiuti. A Brescia non serve un bignami di storia per capire. Le 10:12 sono l’ora esatta in cui, il 28 maggio 1974, la Strategia della Tensione presentò il suo conto più sanguinoso in Piazza della Loggia: nove morti, oltre cento feriti, una bomba neofascista piazzata proprio in un cestino per devastare un corteo sindacale. Disegnare quell’orario sulla facciata della sede del Partito Democratico non è un dispetto da bulletti di quartiere. È un’intimidazione neofascista in piena regola. È rivendicazione, è minaccia, è il ritorno dei fantasmi del terrorismo nero.
A lanciare l’allarme alla redazione di Articolo 21 è stato il professor Saverio Regasto, ordinario di Diritto pubblico comparato all’Università di Brescia. Uno sdegno sacrosanto, ma che rischia di rimanere isolato se non si uniscono i puntini di quello che sta accadendo sul territorio bresciano in queste ore.
Perché mentre qualcuno marchiava la sede del PD, a pochi chilometri di distanza, a Maclodio, andava in scena il raduno dell’estrema destra. I militanti neofascisti di Rete dei Patrioti e Trincea Urbana Brescia intruppati nel luogo della targa di Ramelli. Un presidio monitorato dai Carabinieri e rivendicato sui canali social con manifesti che non lasciano margini di interpretazione, firmati esplicitamente: “I tuoi camerati”.
Eccoli qui, i due volti della stessa medaglia: da una parte le adunate nostalgiche in provincia, dall’altra l’evocazione del sangue delle stragi in città. Il problema non è solo chi materialmente prende in mano un pennarello o si infila una maglietta nera. Il problema è l’ecosistema di sdoganamento in cui questi soggetti si muovono, la sensazione di impunità che respirano, l’asticella della provocazione che si alza un centimetro alla volta nell’indifferenza generale. Quando si arriva a usare l’orario di una strage neofascista, significa che il livello di guardia è stato ampiamente superato.
Brescia possiede gli anticorpi per respingere questo assalto. Ma le istituzioni e la magistratura devono muoversi in fretta. Perché tollerare la nostalgia della bomba significa rendersi complici della prossima provocazione.
