Giornalismo sotto attacco in Italia

Altro che Presidente della pace

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Non c’è male per un Presidente che ambisce al Nobel per la Pace. Dopo aver promesso al momento della sua elezione che avrebbe messo fine a tutte le guerre del mondo, Donald Trump ha ordinato 255 bombardamenti in sette diverse nazioni. La sua fame di successi internazionali cresce proporzionalmente alla discesa dei sondaggi di gradimento nei suoi confronti in politica interna.

La speranza, o meglio l’illusione di Trump, è poter dissipare le preoccupazioni del consumatore americano per il caro vita con una ventata di orgoglio patriottico.

È un’operazione non nuova nella storia americana. Bush si lanciò alla conquista dell’Iraq, perse uomini, denaro, prestigio. Ma almeno coinvolse il parlamento, l’ONU (sia pure con la menzogna delle inesistenti armi di distruzione di massa di Saddam Hussein) e creò una coalizione internazionale. Oggi Trump scavalca tutti: ONU, Europa e perfino il parlamento americano. Per la Costituzione il presidente ha il potere di ordinare un attacco, ma entro due settimane la Costituzione gli impone di motivarlo davanti al Congresso e di ottenere un voto di finanziamento per la successiva guerra.

Ingombri fastidiosi per il tycoon di Mar-a-Lago, che ha disdegnato perfino gli inviti alla prudenza dei suoi vertici militari, preoccupati per una iperestensione (“overstretching”) di forze armate che devono distogliere mezzi e uomini da altri fronti cruciali come il Mar della Cina. Già la Cina. Senza muovere un dito, Pechino rischia di aumentare ancora di più il proprio vantaggio geostrategico nei confronti di Washington. Una presenza militare americana indebolita sul Pacifico è musica per i vertici cinesi e un campanello d’allarme per una Taiwan sempre più sola e pronta a cadere nelle fauci del gigante cinese.

E l’Europa in tutto ciò? Alla finestra, come spesso capita in questi tempi. Ma non senza prezzi da pagare. L’Iran ha già annunciato la chiusura dello stretto di Hormuz, passaggio vitale per le importazioni e le esportazioni Europa-Asia. Anche noi rischiamo di pagare caro il prezzo dell’azzardo di Trump. Ed è un prezzo ancora incalcolabile: quando si lanciano i dadi della guerra, le conseguenze, imprevedibili e disastrose, ci saranno per tutti.


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