Caccia ai giornalisti ogni giorno. Tutto normale?

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Giornalisti minacciati di morte da nazifascisti; giornalisti minacciati da sicari della criminalità organizzata; giornalisti picchiati nella propria abitazione a cui viene intimato di farsi i fatti loro; giornalisti perquisiti poi trattenuti dalla polizia mentre fanno il loro lavoro al seguito di una manifestazione di protesta; giornalisti a cui viene consegnato da agenti, alle quattro di mattina in albergo, una querela per diffamazione; giornalisti che si occupano di diritti civili aggrediti sui social da haters e fasciotroll. Tutto normale? Per chi governa e dovrebbe applicare la Costituzione, su cui hanno giurato, sì. Per i mezzi di informazione, i cui direttori sono stati nominati dall’attuale governo di destra destra, tutto normale. Invece, tutto ciò, non è affatto normale. D’altra parte con Giorgia Meloni, che si muove più da leader di un partito di opposizione che presidente del Consiglio dei ministri, che sostiene il partito neofranchista Vox, che fa le “moine” all’amico ungherese Orban, tutto ciò non sorprende, anzi. Come non sorprende che abbia deciso di intitolare gli “Appunti di Giorgia”, il suo monologo sui social, “TeleMeloni”, dicendo che “questa è l’unica TeleMeloni il resto sono fakenews di una sinistra abituata ad occupare la televisione”. Ovviamente “TeleMeloni” viene ripresa da buona parte dei tg, in perfetta continuità con il suo mentore Silvio Berlusconi, che nello studio tv di Arcore, adibito scenograficamente a finto studio privato, registrava i suoi monologhi, poi mandava la videocassetta ai tg, che però, allora, non tutti trasmettevano, in Rai c’era più dignità professionale, c’era chi rivendicava il ruolo di giornalista, quello di fare domande. Roberto Costa, che è stato uno di noi, di Articolo 21, allora a capo del TgR Lombardia, fu chiamato dal direttore del Tg1 Carlo Rossella, uno dei tanti in quota Rai (presidente Rai letizia Moratti), che gli chiese di mandare qualcuno dei suoi ad Arcore per ritirare la videocassetta, Costa gli rispose di no perché “loro non erano corrieri ma giornalisti”, poi aggiunse che “se voleva avrebbe mandato un giornalista con le domande”. Rossella si fece riversare la registrazione del presidente del Consiglio direttamente da Mediaset. Berlusconi al tg delle 20 andò regolarmente in onda. Roberto Costa dopo poco fu sostituito alla guida del tg lombardo. Come ha denunciato Ottavio Oliva a proposito degli ultimi assalti all’Articolo 21 della Costituzione da parte del governo di destra destra, definendoli “dolorosi,  deprimenti e molto preoccupanti, nei giorni in cui ricordiamo giornalisti eroici, vittime della passione per il loro lavoro, come Andrea Rocchelli, Andy Mironov e Ilaria Alpi”.  Il nostro Paese ha un problema molto serio di libertà di espressione. L’informazione e la sua libertà deve essere messa al primo posto delle agende dei partiti, dei sindacati delle associazioni nate a difesa dei diritti. I cittadini devono comprendere che è a rischio non solo la Costituzione, la democrazia  del nostro paese.

 

 


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