Il saluto fascista è (ancora) reato? Lo decideranno le Sezioni Unite della Cassazione

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Il braccio destro alzato in manifestazioni pubbliche, come usavano i gerarchi fascisti e i balilla durante il regime fascista è reato oggi? Oppure si può sdoganare? Per larga parte della politica dominante e dei suoi cantori più convinti ormai non è più tempo di scandalizzarsi. Invece sul piano della interpretazione legislativa in sede giudiziaria è tutta un’altra storia. E infatti il 27 settembre le Sezioni Unite della Corte di Cassazione sono state chiamate a pronunciarsi sulla corretta interpretazione del reato di apologia di fascismo e precisamente sulla seguente questione: “Se la condotta consistente nel protendere in avanti il braccio nel ‘saluto fascista’, evocativa della gestualità tipica del disciolto partito fascista, tenuta nel corso di una manifestazione pubblica, senza la preventiva identificazione dei partecipanti quali esponenti di un’associazione esistente che propugni gli ideali del predetto partito, integri la fattispecie di reato di cui all’art. 2 d.l. 26 aprile 1993, n. 122, ovvero quella prevista dall’art. 5 legge 30 giugno 1952, n. 645; se entrambe le disposizioni configurino un reato di pericolo concreto o di pericolo astratto e se le stesse siano tra loro in rapporto di specialità oppure possano concorrere”. Come nasce tale quesito? Per un caso specifico esaminato in primo e secondo grado con esiti del tutto diversi. Il Tribunale di Milano, con sentenza del 23 dicembre 2020, assolveva gli imputati dal reato di cui all’art. 2, comma 1, d.l. 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205.Ossia è stata esclusa la responsabilità penale per aver alzato il braccio destro in pubblico, contestato a otto persone. La Corte d’Appello di Milano, stante l’impugnazione proposta dal Pubblico Ministero, in riforma della decisione appellata, condannava gli stessi imputati alla pena di mesi due di reclusione ed a 200mila euro di multa, oltre al pagamento delle spese processuali. La difesa ha impugnato in Cassazione e il 6 settembre c’è stato il rinvio alle Sezioni Unite.


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