L”amico siriano” ammette: altri 1056 uccisi in carcere. Timori per la sorte di oltre 86mila persone scomparse in Siria

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Crescono i timori per la sorte di oltre 86mila persone scomparse forzatamente nelle carceri del governo siriano. Da un nuovo report della Rete siriana per i diritti umani, Snhr, emerge che il regime di Damasco ha infatti riconosciuto, lo scorso marzo, l’uccisione di 1.056 cittadini scomparsi forzatamente e trattenuti attraverso i dipartimenti dello stato civile. Tra loro ben nove bambini e due donne. Oltre 14mila persone trattenute nelle carceri o nei rami di sicurezza governativi risultano morte sotto tortura, secondo la stessa fonte.

Dall’inizio del 2018 il regime siriano ha iniziato a registrare come decedute molte delle persone scomparse con la forza nei suoi centri di detenzione e negli uffici dello stato civile, mentre per anni la loro presenza era stata negata. Il rapporto sottolinea che il governo di Bashar al Assad ha coinvolto le istituzioni siriane a più livelli per mettere in atto questa procedura, dal ministero dell’Interno a quello della Giustizia.

Lo stesso documento invita il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e le Nazioni Unite a tenere una riunione di emergenza per discutere questa grave questione, che minaccia il destino di oltre 86mila persone e a ricorrere al Capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite per proteggere i prigionieri dalla morte nei centri di detenzione. Un nuovo rapporto dell’Associazione dei detenuti e dei dispersi nella prigione di Sednaya, Admsp, stima, inoltre, che il regime siriano abbia sequestrato beni per il valore di oltre 1,5 miliardi di dollari dal patrimonio dai detenuti sin dall’inizio dei disordini nel 2011, sfruttando la sofferenza delle persone scompare con la forza a scopo di lucro.

“Il regime siriano ha sempre negato che migliaia di siriani siano scomparsi con la forza, poi ci sono state rivelazioni sulla morte di decine di persone in stato di detenzione, senza che le famiglie venissero informate, né che venissero riconsegnati loro i corpi”, ha dichiarato Fadel Abdel Ghani, direttore della Rete siriana per i diritti umani.  “La comunità internazionale deve aiutare 86mila cittadini siriani scomparsi con la forza, perché ogni ritardo significa più morti tra i detenuti del popolo siriano”, ha aggiunto.

(Avvenire il 20/04/2022)


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