Se è possibile in Sulcis Iglesiente

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Con un grande atto di coraggio e applicando la legge, il governo italiano ha revocato – quindi fermato definitivamente – le forniture di bombe d’aereo prodotte in Sulcis Iglesiente dall’azienda RWM e spedite alle truppe saudite. Ordigni, troppo spesso, usati per colpire obiettivi civili in un conflitto tragico quanto dimenticato, quello in Yemen.
La legge impedisce all’Italia di vendere armi a Paesi che violano i diritti umani e che sono in guerra, il provvedimento del governo e della Farnesina segue ad una prima moratoria frutto dell’impegno di una tenace rete di pacifisti e di un purtroppo piccolo numero di giornalisti e testate (tra le quali ricordo il tg3 ma anche Rai3, Avvenire, il Manifesto e il New York Times).
E’ una notizia straordinaria che però rischia di essere distorta e risucchiata dal dibattito – spesso tra tifoserie – sulla crisi di governo in atto.
Perché è una notizia straordinaria? Perché dimostra che cambiare è possibile anche su temi rispetto ai quali c’è una narrazione dominante sganciata dai fatti e un dibattito politico che troppo spesso gioca di rimessa, rintuzza gli attacchi ma non rilancia. E’ invece ora di tornare a dire che la pace deve essere un valore comune. Dopo le grandi manifestazioni contro la guerra nel Golfo del 2003, lentamente la guerra è diventata normalità mentre dovrebbe esserlo appunto la pace.
Il miracolo del Sulcis Iglesiente , un territorio dal quale è salito un grido di indignazione contro i massacri di civili in Yemen, ora però va sostenuto. In quel poverissimo lembo di Italia e di Europa vanno create alternative (lo prevede la stessa legge invocata per fermare l’export) ai pur pochissimi posti di lavoro tagliati, ben in anticipo, dall’azienda. Usciamo dalla trappola del dibattito polarizzato sui social media che poi plasma la “conversazione” nell’opinione pubblica, usciamo dalla trappola de “tanto poi le produrranno in Francia” e dedichiamoci invece a costruire un futuro diverso per il Sulcis e a riportare la pace ad essere uno dei fari per l’Italia e per la sua azione sulla scena politica internazionale.

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