Non usiamo la “goliardia” per dare alibi al fascismo di ieri e di oggi

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Uno un po’ “stravaccato” dal banco consiliare, la consigliera apparentemente un po’ più timida con quel braccio teso, il terzo con “nonchalance”. Tre saluti romani dai banchi dell’opposizione del comune di Cogoleto, estremo lembo di ponente della provincia di Genova, al confine con quella di Savona. Comunità forte, tradizioni democratiche, la battaglia sulla Stoppani e il cromo che ancora oggi alberga in qualche discarica e sul fondale marino e quella per la liberazione dei malati “ospiti” nel manicomio di Prato Zanino, una delle due “città dei matti” della Liguria.

Accade qui, tre giorni fa, che tre consiglieri comunali (un leghista ora sospeso dal partito, uno in quota Fdi, uno indipendente) votando varie delibere sul bilancio tendano il braccio, non una sola volta. Prima sorpreso, poi allibito il sindaco Paolo Bruzzone: “si sono ripetutamente esibiti nel saluto romano – spiega in più interviste il sindaco eletto in una lista civica progressista – è un grave episodio.  Mai nella nostra Cogoleto pur in dibattiti molto accesi, si era arrivati a tanto. È un gesto appartenente alla simbologia fascista, evoca valori di intolleranza e di odio, la nostra comunità ha sempre difeso i valori antifascisti presenti nella Costituzione.”

La polemica esplode violenta poche ore la diffusione del video e del fermo immagine del saluto “romano”. Si mobilita l’Anpi ligure, tutte le sue sezioni e le sedi provinciali chiedono l’intervento di Prefetto e magistratura. La Digos di Genova denuncia i tre per la violazione della legge Mancino e, ora, sarà la procura a decidere sull’indagine.

“Non è stata una goliardata ma una regressione di valori – scriverà Luca Borzani, direttore de “la Città giornale di società civile” di Genova e commentatore sull’edizione ligure de la Repubblica – è una regressione di valori”.

Goliardata proprio no. Presi in parte in contropiede dalle reazioni i tre si difendono e controminacciano querele a sindaco e maggioranza consiliare per le accuse false e l’attribuzione di “cose né dette né pensate”. Francesco Biamonti, consigliere in quota Lega sostiene “essersi trattato di voto per alzata di mano e la caccia alle streghe è cominciata” e annuncia querele a 360 gradi contro chi infanga il suo nome. “Indignata, è un gesto che non mi appartiene” dice la consigliere Valeria Amedei, “accusata di una cosa simile nel giorno della memoria, ho solo alzato la mano per votare”. E Mario Siri terzo accusato di apologia spiega: “gesto che non mi appartiene, mio padre è morto in Russia e ho sempre odiato i regimi totalitari, comunisti e fascisti”.

La cronaca, per ora, si ferma qui in attesa delle decisioni della Procura ma non tira una bella aria in questo periodo in Liguria. Pochi giorni fa la scoperta, a Savona, dei 442 affiliati al movimento neonazista guidato da due giovanissimi, arrestati. È l’effetto dello sdoganamento dell’ultimo ventennio, dei fascisti portati al governo e del Mussolini ha fatto anche cose buone, dei libri di Vespa, dell’ignoranza della storia, del drammatico vuoto della crisi e della pandemia che ha accentuato disagi e disuguaglianze dove torna prepotente l’affermazione dell’”io” sul “noi”. I giovani dell’Anpi Ligure spingono da giorni per organizzare, appena possibile negli spazi lasciati liberi dalla pandemia, una manifestazione “vera”, fisica, antifascista a Cogoleto. Ma non sorrideteci, non sorridiamoci sopra. Non è uno scherzo. In attesa del giudizio della magistratura i distinguo già ci sono: hanno alzato il braccio per votare anche quelli della maggioranza. Il filmato del consiglio comunale immortala la seduta. Non sono goliardi e sul significato stesso di goliardia è ben andare a rileggere il testo di Giuseppe Costigliola su Globalist del 19 novembre 2019: “Nessuno usi invano la parola ‘goliardia’ per dare alibi al razzismo fascista”.

Marcello Zinola, presidio Articolo21 Liguria

https://www.globalist.it/culture/2019/11/19/nessuno-usi-invano-la-parola-goliardia-per-dare-alibi-al-razzismo-fascista-2049273.html

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