Caro Presidente Spirlì, parlare bene della Calabria vuol dire raccontare anche il modello Riace

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Per il Presidente f.f. (facente funzione) della Calabria Nino Spirlì non sono benvenute sul territorio tutte quelle produzioni cinematografiche che parleranno male della Calabria. Lo ha ribadito durante la conferenza stampa di presentazione del nuovo direttore generale della Calabria Film Commission. «A chi viene in Calabria per girare film, fiction e documentari sul malaffare e sulle saghe mafiose – ha esternato – noi diciamo “non sei il benvenuto!” da questo momento in poi in Calabria si parlerà di cose belle, di amore, sentimenti e buoni propositi.

La Calabria Film Commission dovrà saper produrre e non solo ospitare passivamente produzioni che in passato hanno mortificato fin troppo la nostra dignità. Abbiamo ospitato mortificanti produzioni venute in Calabria per girare scene di ‘ndrangheta, malaffare e malavita, offendendo questi territori e la nostra gente. Sono sicuro che la nuova Film commission saprà, invece, offrire un’immagine della Calabria onesta, amante della legalità, bella per natura, ricca di cultura, corposa nel carattere delle proprie genti, che sono un insieme di tanti popoli».

Caro Presidente Spirlì, ci permettiamo di farLe osservare che la realtà va raccontata. E’ un dovere per chi lavora nel mondo della comunicazione e dell’informazione, sancito anche nell’articolo 21 della nostra Costituzione. Le vicende degli ultimi mesi hanno evidenziato quanto malaffare ci sia nella Regione che amministra. Certo il malaffare è prodotto da pochi, perché la maggioranza, come dice bene Lei, è costituita da persone perbene che a causa di quei pochi soffrono. Le belle storie in Calabria esistono ed anche queste sono state raccontate. Far conoscere, ad esempio, le attività di giovani imprenditori che nonostante le vessazioni di una cattiva burocrazia regionale o le minacce della criminalità organizzata, continuano a lavorare e a dar lavoro a tante altre persone in Calabria, vuol dire raccontare storie belle con protagonisti donne e uomini coraggiosi.

Raccontare le vicende di quei medici che grazie alla politica non diventeranno mai primari o dirigenti di Asp e che insieme a tanti paramedici lavorano nell’ombra, oltre le proprie forze nei fatiscenti ospedali pubblici,  per assicurare assistenza sanitaria a tutti, vuol dire raccontare belle storie. Mettere in evidenza, come ha fatto la testata regionale della Rai Calabria, la storia del Sindaco di Locri, Giovanni Calabrese, che tutta la notte ha trasportato insieme ai componenti della sua giunta letti e suppellettili nel palazzetto dello sport per allestire un giaciglio ai migranti sbarcati lungo la costa, vuol dire raccontare la bella politica, quella al servizio di tutti residenti e non. Per questo Le suggeriamo d’inviare una lettera ai vertici della Rai, affinché programmino la fiction “Tutto il mondo è paese” dedicata alla storia del modello Riace, che tutto il mondo ha apprezzato. Un’altra bella storia di Calabria.

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