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Udine partigiana: schierata con l’umanità

 

Garantire il diritto d’asilo, fermare i respingimenti, chiudere i grandi centri (a cominciare dal CPR di Gradisca), cambiare la legge sull’immigrazione, potenziare il sistema sanitario: queste le richieste che arrivano dalle 91 realtà, tra cui Articolo 21, che sabato 26 settembre hanno partecipato a Udine in piazza Primo maggio alla manifestazione “Prima le persone! No al razzismo”. Un pomeriggio per dire basta alla sistematica violazione dei diritti in atto nel territorio regionale e non solo e per chiedere una società aperta, rispettosa di tutte e di tutti, libera da odi e da pregiudizi. Perché, come sosteneva il maestro antifascista Fabio Maffi, non bisogna pensare che la patria si ami odiando le altre genti. E quello che sta accadendo lungo la Rotta Balcanica e alle frontiere è semplicemente vergognoso: un manuale d’illegalità rivendicato come un trofeo da pezzi delle istituzioni. Ma anche se non ci sono disposizioni scritte a raccontare quello che accade, lo testimoniano i piedi dei tanti uomini — e anche donne, e anche bambini — che ce la fanno ad arrivare a Trieste e si chiedono: perché? Siamo venuti solo per salvarci la vita.
Perché? se lo chiede anche don Pierluigi Di Piazza, prete che ha dedicato la sua esistenza a servizio degli ultimi. Perché non ci ascoltano? Perché la ministra Lamorgese è venuta in Friuli Venezia Giulia e non ha convocato le realtà che si occupano di accoglienza? Quelle che pensano che le persone non sono merci, che l’uguaglianza è il principio fondante dell’etica, che siamo tutti titolari di diritti umani. Anche se non abbiamo un passaporto occidentale.
Come Patrick Zaky, lo studente egiziano che da 235 giorni è incarcerato nel suo Paese senza spiegazioni. Lo stesso Paese in cui è stato rapito, torturato e assassinato Giulio Regeni mentre faceva il suo lavoro. Quello stesso Paese che oggi, a quasi cinque anni da quei fatti, si rifiuta di collaborare con la magistratura italiana per restituire alla famiglia di Giulio non solo i suoi veri effetti personali, ma soprattutto verità e giustizia. E che sabato ha per l’ennesima volta rinviato l’udienza di Patrick al 7 ottobre.
Il festival Vicino/Lontano, tenutosi a Udine dal 25 al 27 settembre, non ha voluto dimenticare i due ricercatori e si è schierato dalla loro parte: rinnovando la richiesta di verità e giustizia per Giulio Regeni e riservando un posto fisso a Patrick. «La passione, che è stata il tema portante di questa edizione del festival — ha spiegato Paola Colombo, curatrice di Vicino/Lontano — è anche e innanzitutto quella per i diritti umani e civili: per questo abbiamo voluto che Patrick fosse ogni giorno con noi, in prima fila grazie alla sagoma disegnata da Gianluca Costantini. Per non dimenticarlo e per tenere viva l’attenzione sull’imminente pronuncia del Tribunale egiziano».
Perché, come ha detto don Di Piazza concludendo la manifestazione antirazzista in piazza Primo Maggio, non bisogna mai stancarsi di essere partigiani, di essere di parte, schierati per l’umanità.

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