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Questi gli italiani da mettere ‘prima’?         

 

Cinquantasei bambini, scalzi, infreddoliti, avvolti in coperte, accompagnati dalle madri, cominciano a sbarcare dalla “Alan Kurdi” la nave della Ong tedesca ‘Sea Eye’ sulla quale hanno trascorso interminabili giorni di navigazione nel Mediterraneo ingrossato dal maestrale e poi sono rimasti bloccati a bordo altre 12 ore nel porto di Arbatax, e ancora altre 8 ore in quello di Olbia. Uno sparuto gruppo di persone, al di là della recinzione del porto, innalza uno striscione su cui campeggia ‘Prima gli italiani’ e poi si lancia in benevole grida di benvenuto “Bastardi; tornatevene a casa; vogliamo turisti, non clandestini; vergogna” e conclude l’accoglienza dando indicazioni su come risolvere il problema: annegateli, ci vuole il Napalm, scioglieteli nell’acido.

Ora, se tutto finisse qui, dovremmo interrogarci – e dovremo comunque farlo – su come abbiamo consentito che tra le nostre popolazioni si diffondesse questo livello di violenza e inciviltà, sentendoci un po’ tutti colpevoli di aver abbandonato quegli indispensabili presidi di confronto democratico che fino alla fine all’inizio degli anni  ‘90 consentivano discussioni, valutazioni, decisioni comuni.

La gravità di quel che è accaduto ad  Olbia va ben oltre la triste constatazione di cosa siamo diventati. E’ che importanti rappresentanti istituzionali hanno avallato quell’ignobile iniziativa. Così, mentre Prefetto e Questore, applicavano le disposizioni della ministra Lamorgese. ignorando le proteste del Presidente della Regione, Christian Solinas (che è anche senatore avendo portato in braccio alla Lega lo storico simbolo dei Quattro mori del Partito Sardo d’Azione), il plenipotenziario di Salvini in Sardegna, il deputato Eugenio Zoffili, era alla guida della protesta, poi seguito da due consiglieri regionali della Lega, Annalisa Mele e Michele Ennas e poi anche dall’assessore regionale ai trasporti Giorgio Todde. Bisogna subito sottolineare che nessuno degli alleati della Lega in Giunta si è dissociato da quelle scelte, rappresentanti politici di una terra che per condizione geografica, culturale, scelte umanitarie è stata sempre luogo di accoglienza ed integrazione.

E’  probabile che Zoffili abbia deciso di mostrarsi il primo e più energico cavalier servente di un Salvini che, provato dalla mancata spallata al governo – l’unica spalla fratturata è stata la sua – sta rilanciando la campagna antimmigrazione, campagna che, dopo le decisioni prese dall’Europa, comincia a suonare come un disco rotto. Comprensibile, forse, politicamente. Ma come si può accettare che un parlamentare, rappresentante del popolo italiano, mostri una tale disumanità? Chissà se gli avevano spiegato in tempo che quella nave carica di minorenni portava il nome di quel povero bimbo siriano il cui corpicino con indosso maglietta rossa e pantaloncini blu venne trovato carponi, annegato cinque anni fa sulla spiaggia di Bodrum.

Forse ha voluto anche mostrarsi come primo portabandiera in Sardegna di ‘Prima gli italiani’. Ma se gli italiani da mettere prima sono come quelli, poveri noi!

Un’ultima considerazione politica. La Sardegna è regione a Statuto Speciale, che le garantisce un largo margine di autonomia rispetto al potere centrale. Ma se il più centralista dei partiti, come ormai è diventata la Lega, determina le scelte, come fanno le forze politiche che esprimono l’attuale giunta ad accettare lo strapotere del plenipotenziario salviniano che, istruito da Roma, mette becco in ogni decisione ‘autonoma’?

Unica consolazione di questa brutta rappresentazione dell’umanità, quei bambini e quelle mamme di Olbia che con i loro sorrisi, i loro giocattoli, la loro commozione, hanno voluto essere presenti allo sbarco, collocati ben distanti dai leghisti. A profughi disperati, anche un sorriso e un giocattolo possono far rinascere la speranza.

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