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Serve un’informazione di “servizio” che trasformi il “green deal” in un tema accessibile

 

Chiunque abbia avuto a che fare con degli adolescenti sa che i momenti di crescita – per quanto stimolanti – non sono affatto facili da gestire. E neanche raccontare l’Europa sara’ facile, nei prossimi mesi, perche’ pure lei sta crescendo. La crisi del covid, e la risposta – senza precedenti – elaborata a Bruxelles, hanno imposto un cambio di passo. Dunque perfino i governi e le opinioni pubbliche piu’ scettiche nei confronti della UE – volenti o nolenti – avranno l’obbligo di misurarsi con questa nuova realta’. Le proposte per far fronte alla crisi economica piu’ grave avvenuta nel nostro continente sono talmente numerose – ed innovative – che anche chi vorra’ dire “no, non mi piace” dovra’ farlo in maniera diversa dal solito. Senza ricorrere a slogan triti e ritriti. Ma opponendo argomenti. Insomma – in definitiva – dopo aver letto (o guardato, ascoltato, navigato, etc) almeno un po’. Gia’, ma dove ?

Sarebbe un errore se termini come recovery plan, svolta verde, digital tax, etc. restassero riservati ai soliti addetti ai lavori.  I lettori delle pagine economiche, minoranza del gia’ limitato numero di acquirenti di giornali. Mentre ai distratti ascoltatori di radio e tv potrebbe restare il sospetto – come diceva un sindacalista – che “quando iniziano a parlare in inglese c’e’ dietro una fregatura”.  Perche’ invece si sta parlando di cose molto concrete: quello che  troveremo nel piatto, la maniera in cui ci muoveremo, le nuove materie di studio dei nostri figli. In parole povere: il nostro futuro. In soldoni : una partita che vale – solo per l’Italia – centinaia di miliardi.

Potremo raccontarla sempre alla stessa (antica) maniera ? Attraverso le caricature dei burocrati di Bruxelles e le dichiarazioni – per il pastone del tg –  da 15 secondi  dei politici (che – nel loro piccolo – il salto tecnologico invece sono gia’ riusciti a farlo: adesso le registrano personalmente con il cellulare e le trasmettono in redazione attraverso il wifi dell’agriturismo che fa da sfondo. Il costo e’ praticamente zero, il contenuto… beh … giudicatelo voi).

La pandemia e’ diventata un’occasione per rifare l’Europa – spiega Ursula Von Der Leyen –  rendendola piu’ rispettosa dell’ambiente. Ed il 37 per cento delle risorse del “next generation EU” (mannaggia, un’altra parolaccia in inglese)  verranno proprio investite a questo scopo. Ma la competenza – su numeri e argomenti  come questi – non si improvvisa. Occorrono degli specialisti, e di tante materie (perche’ e’ una storia fatta di economia, politica, esteri, tecnologia, etc.) . Nelle redazioni centrali come a Bruxelles. In altre parole… anziche’ affidarsi al giornalismo “low cost” anche qui occorre fare degli investimenti. Interpretare la crisi (pure di giornali e tv) come un’opportunita’. Perche’  ci saranno piu’ lettori e radioascoltatori interessati a temi – come i fondi europei, la riduzione delle emissioni, l’economia circolare, etc. – abitualmente riservati soltanto ai frequentatori di quella che a Bruxelles definiscono “la bolla”.  Palazzi e sale stampa dove abbondano addetti stampa, lobbisti, esperti di vario titolo pronti ad offrire ai reporter tonnellate di materiale da “copia ed incolla”.  Spiegazioni sull’idrogeno redatte da ditte che producono gli impianti, statistiche raccolte dalle organizzazioni di categoria, siti istituzionali ricchi di video patinati da scaricare gratuitamente …e chi piu’ ne ha piu’ ne metta (in pagina).

Un’informazione davvero di “servizio” deve essere capace di trasformare (e forse anche di tradurre dall’inglese, per eliminare appunto il pericolo di fregature)  il “green deal” in un tema accessibile.  Di mostrare i nessi fra le grandi strategie e le loro conseguenze sulla vita quotidiana. E – soprattutto – sul nostro portafoglio. Che e’ poi la ricetta dei grandi media – dal Financial Times all’Economist, fino a certi canali a pagamento – che, in crisi, non lo sono affatto. Capaci  come sono di motivare i loro clienti a pagare considerevoli abbonamenti per accedere a contenuti di alta qualita’. E tutti gli altri ? Quei cittadini che avrebbero bisogno di conoscere – come diceva Einaudi – per deliberare (oppure – piu’ semplicemente – votare) ? Si dovranno accontentare di qualche articolo ricopiato da chissa’ chi su una pagina Facebook ?

“Raccontare un concetto attraverso un fatto – insegnava Enzo Biagi – ed un fatto attraverso un volto”. La presidente della Commissione Europea non fa la giornalista ma ha capito comunque la lezione. Nel suo “discorso sullo stato dell’Unione”, per incarnare un esempio del coraggio e del talento necessari a superare questo momento difficile, ha parlato di Carola e Vittoria, le due adolescenti che giocavano a tennis sui tetti durante il lockdown. Il loro video ha avuto nove milioni di visualizzazioni su Youtube. Era girato a Finale Ligure. Fra questa localita’ e Voghera, dove abita la famosa casalinga, ci sono 143 km. Tanti o molti… per colmare la distanza fra l’informazione di routine e quella al passo dei tempi che ci sono stati dati per vivere ? Astenersi  – per cortesia – dalla risposta:  “e’ colpa dell’Europa” !

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