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Bielorussia, é un giallo l’arresto di Maria Kolesnikova

 

Le notizie che giungono dalla Bielorussia sono sempre piú allarmanti.
Questa mattina una delle ispiratrici delle proteste in Bielorussia Maria Kolesnikova oppositrice di Aleksandr Lukashenko al potere dal 1994, è stata rapita vicino al Museo Nazionale d’Arte nel centro di Minsk da uomini incappucciati e portata via su un van in un luogo non precisato.
Un testimone oculare ha detto all’agenzia stampa bielorussa Tut.by di aver visto degli uomini mascherati che hanno preso il cellullare della Sig.ra Kolesnikova e di averla successivamente spinta in un minibus. Nonostante siano giá giunti molti messaggi e dichiarazioni sui social di sdegno e preoccupazione per l’arresto di Maria, come riporta Euronews “il Dipartimento di Polizia di Minsk ha smentito questa versione dei fatti negando di aver arrestato la Kolesnikova”.
Da questa mattina alle ore 10 peró, non si hanno piú notizie della donna e non si riesce a contattarla al telefono.
La sig.ra Kolesnikova é un membro del Consiglio di coordinamento istituito dall’opposizione per garantire un trasferimento di poteri.
Le autorità governative hanno avviato da qualche tempo, un procedimento penale contro i leader dell’opposizione, affermando che “la creazione e l’attività del Consiglio di coordinamento sono finalizzate alla presa del potere statale e al danno alla sicurezza nazionale”.
Lei é una delle tre donne che hanno unito le forze contro Lukashenko e che é voluta rimanere nel paese mentre le altre due Veronika Tsepkalo e la candidata alla presidenza Svetlana Tikhanovskaya hanno lasciato la Bielorussia subito dopo il voto.
“Sono l’unica di noi tre che è ancora qui. Per capire esattamente cosa sta succedendo, devi essere qui davvero”, aveva detto la Kolesnikova alla BBC Russian in un’intervista il mese scorso.
Descrivendo le manifestazioni come “non una lotta per il potere”, ma “una lotta per la dignità umana e il rispetto di sé”, aveva detto di non aver paura per se stessa, ma di essere preoccupata per ulteriori violenze.
Aveva anche dichiarato che lei e il suo team avevano deciso di non usare le guardie del corpo perché “non avrebbe avuto senso”.
“Sono consapevole che nessun numero di guardie sarebbe di alcuna utilità se un autobus pieno di poliziotti antisommossa ci fermasse”, aveva affermato. “Sappiamo tutti di cosa è capace uno stato di polizia”.
La ‘sparizione’ di Maria si aggiunge alle centinaia di sottrazioni e arresti verificatesi in questi giorni in Bielorussia durante le pacifiche proteste contro le elezioni farsa degli inizi di Agosto.
Anche nella prima domenica di settembre come nelle scorse settimane decine di migliaia di persone hanno marciato nel centro di Minsk per chiedere ancora una volta le dimissioni del presidente Lukashenko.
Prima della manifestazione a Minsk, numerosi poliziotti antisommossa e personale militare si sono schierati a protezione del palazzo presidenziale e di molti altri siti. In alcuni casi sono stati utilizzati cannoni ad acqua e veicoli blindati.
Testimoni oculari hanno riferito all’agenzia di stampa russa Interfax che la polizia ha iniziato ad effettuare arresti a Minsk, dopo che la manifestazione non autorizzata si era conclusa e la gente stava tornando a casa.
Le riprese video della giornata mostrano uomini in borghese che picchiano manifestanti pacifici con manganelli.
Alcuni dei detenuti, per lo più donne, sono stati rilasciati durante la notte, mentre altri dovranno difendersi dalle accuse di “protesta illegale”. Tra questi figurano diversi giornalisti, due membri del Consiglio di coordinamento e Iryna Sukhiy, leader della ONG Ecohome.
Secondo quanto riporta il sito Viasna l’organizzazione non governativa per i diritti umani, le autorità avrebbero fermato circa 633 manifestanti in tutta la Bielorussia e circa 363 sarebbero stati presi in custodia.
Nei giorni scorsi le forze di sicurezza inoltre hanno preso di mira studenti universitari al rientro dalle vacanze, trascinandone alcuni dalle strade e dagli edifici universitari su minivan senza contrassegni; si ritiene fossero ufficiali della Direzione principale per la lotta alla criminalità organizzata e alla corruzione del Ministero degli affari interni.

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