E’ una legge intitolata a Daphne Caruana quella che l’Italia non sta applicando e questo dato, anche da solo, basta a spiegare qual è la reale considerazione che si ha verso le azioni legali che perseguitano ingiustamente i giornalisti. Per comprenderne fino in fondo la gravità bisogna tornare all’origine della Direttiva anti Slapp: essa è stata pensata, poi scritta e infine approvata perché Daphne fu uccisa. Prima di essere ammazzata con un bomba era stata inseguita da potenti e criminali con tanti soldi attraverso denunce, azioni legali, infondate certo, ma contro le quali lei si dovette difendere. E’ fin troppo semplice omaggiare una grande giornalista d’inchiesta nei giorni dell’anniversario della sua morte, ma poi?
La giornalista maltese Daphne Caruana è uno degli esempi più lampanti di quanto possano essere dannose le azioni legali che hanno come unico obiettivo quello di bloccare la pubblicazione di notizie scomode. Al momento del suo assassinio, nel 2017, era stata citata in giudizio per diffamazione da ben 48 persone, molte delle quali influenti, tra cui alcuni personaggi di cui aveva scritto nei suoi reportage. Fu uccisa per rappresaglia a causa del suo lavoro. Adesso non dare seguito alla Direttiva che porta il suo nome equivale ad offenderne la memoria.
(Nella foto la panchina dedicata a Daphne Caruana a Ronchi dei Legionari)
