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Il caso Piacenza e Israel, bracciante “invisibile”

 

Siamo al terzo o quarto anello che si è formato nello stagno dopo l’avvio dell’inchiesta Odysseus sui carabinieri infedeli a Piacenza. Voci su nuovi indagati si rincorrono da giorni, al momento senza seguito né conferme ufficiali da parte della procura che in questi giorni ha concluso “il giro” degli interrogatori di garanzia delle 22 persone indagate a vario titolo nell’inchiesta che ha visto, per la prima volta in Italia, una caserma dei carabinieri, la Levante di via Caccialupo a Piacenza, posta sotto sequestro dalla magistratura. Anche al termine delle convalide e degli interrogatori di garanzia del gip Luca Milani (pm sono Antonio Colonna e Matteo Centini, procuratrice capo Grazia Pradella) resta in piedi l’ordinanza che ha posto militari dell’Arma in carcere e ai domiciliari, così come gli indagati della famiglia Giardino e gli informatori-pusher dei carabinieri.

I reati di cui sono accusati l’appuntato Giuseppe Montella, vero e proprio dominus della caserma di via Caccialupo, e gli altri appartenenti alla stazione (tranne uno) vanno dalla tortura allo spaccio, dalle estorsioni alle violenze per arrivare a falso ideologico, abuso e omissioni d’atti d’ufficio.

Si è concluso nei giorni scorsi il giro degli interrogatori di garanzia del gip. E proprio da questi colloqui che si aspettano alcune novità investigative. Con ordine.

I legali degli accusati, con varie sfumature, in modo hanno parlato di “totale estraneità” ai fatti dei carabinieri. In realtà, qualcosa di più concreto si muove dopo che gli indagati sono stati ascoltati dal gip. E’ vero che personaggi chiave come il maresciallo Marco Orlando, comandante della Levante attualmente ai domiciliari, si è avvalso della facoltà di non rispondere come altri indagati. Ma lui come altri hanno utilizzato il tecnicismo delle “dichiarazioni spontanee” per mettere a verbale elementi che hanno portato a nuovi accertamenti da parte della procura, ancora attualmente in corso.

Infatti, se è vero che è parso come un atto dovuto ascoltare come persone informate sui fatti, quindi non indagate, l’ex comandante dell’Arma provinciale, il colonnello Michele Piras e il maggiore Rocco Papaleo, attualmente a Cremona, per dieci anni comandante del nucleo operativo e radiomobile dell’Arma di Piacenza, da fonti della procura emerge come le indagini stiano cercando di capire quanto fosse consolidato il sistema che il gip ha definito di “arresti ai fini
carrieristici”. Un problema affrontato anche da Articolo21 in un pezzo nei giorni immediatamente successivi allo scoppio dello scandalo della caserma Levante.

Nel mezzo delle indagini, e dopo la pubblicazione il 23 luglio scorso della “lettera di scuse a Israel”, migrante 24enne nigeriano arrestato illecitamente e picchiato da Montella e dai suoi, iniziano a sentirsi le voci delle vittime, come Israel appunto.

La sua parabola umana in Italia non sembra volgere al meglio. Dopo l’arresto e le violenze subite a Piacenza il 27 marzo, in pieno lockdown, per mani dei carabinieri della levante, oggi il ragazzo è un bracciante “invisibile” che lavora in nero raccogliendo pomodori. Chi scrive se ne è occupato per Il Manifesto qui e qui e per Il Fatto Quotidiano qui. E la sua storia, purtroppo, ci restituisce una parabola dello sfruttamento made in Italy nell’anno 2020 che parla a tutti.

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