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Un marziano a Roma di Ennio Flaiano nella lettura di Milvia Marigliano

 

Milano, Palazzo Sormani – Continuano le eccellenti proposte di Teatro Menotti, il primo a Milano ad aver riaperto le porte al suo pubblico. Lo spettacolo, con la travolgente Milvia Marigliano, accompagnata dalla chitarra scatenata di Antonello Fiamma, apre la rassegna estiva (o il capitolo uno della stagione 2020/21) nella Corte d’Onore di Palazzo Sormani. A conclusione della coinvolgente lettura, il direttore Emilio Russo, che cura anche l’adattamento e la regia, ha consegnato simbolicamente nelle mani del prof. Massimo Galli un invito esteso a tutti i medici e gli infermieri della Lombardia per assistere gratuitamente agli spettacoli del Teatro Menotti.

L’ultimo appuntamento di questa «rassegna all’imbrunire», il primo agosto, vedrà in scena la versione in concerto dello spettacolo Far finta di essere sani di Giorgio Gaber e Sandro Luporini, che aveva altresì accolto il pubblico milanese in quel surreale 15 giugno allo scoccare della mezzanotte (nostra recensione qui http://www.inscenaonlineteam.net/2020/07/22/far-finta-di-essere-sani-il-teatro-menotti-rialza-il-sipario-con-lomaggio-a-giorgio-gaber/).

Dal breve racconto fantascientifico scritto nel 1954, Flaiano ne ricaverà una commedia in sette quadri, che a sua volta sta alla base della versione televisiva prodotta dalla Rai nel 1983. Kunt, il virile marziano, dall’aspetto serio e nobile, atterra con la sua astronave a Villa Borghese, scatenando un vero e proprio delirio tra i romani. La sua breve permanenza nella capitale è raccontata sotto forma di cronaca giornalistica e molte sono le voci che Milvia Marigliano fa risuonare con grande maestria e debordante ricchezza di accenti. Ci sono giornalisti, scrittori, contesse, Federico Fellini e naturalmente, Kunt con il suo tono strascicato.

All’inizio lo strano essere che non ha, in fondo, niente di strano è accolto in un’atmosfera di febbrile esaltazione nella capitale. Si spera nei suoi miracoli, lo si vede ovunque, è osannato, fatto oggetto della più morbosa curiosità, riceve migliaia di lettere. In fondo da lui si pretende una sorta di palingenesi o di riscatto morale: «tutto deve cambiare», «è tutto da rifare». Pian piano però, l’eccitazione diventa sempre più tiepida fino al suo totale degrado in una gelida indifferenza che sfocia in sollazzi e persino nella crudele e volgare beffa (la pernacchia nella notte).

Da raffinatissimo e ironico fustigatore della società qual è, Flaiano mette in risalto alcune delle tare più radicate dei suoi compatrioti, che rimangono di grande (e probabilmente imperitura attualità): lo scetticismo, l’indifferenza, la superficialità. La malinconica ricerca personale di Kunt, il marziano, («nessuno mi ha ancora domandato chi sono»), si dovrà misurare con la più sfrontata curiosità e l’astronave gli sarà perfino sequestrata e pignorata per debiti. Agli italiani interessano le irrilevanti minuzie e i dettagli mondani legati al suo arrivo ma non hanno la sensibilità di andare oltre le apparenze. Il loro vanesio autocompiacimento si alimenta di novità consumate rapacemente e ogni istanza superiore è inesorabilmente condannata alla marginalità e, in ultima istanza, alla morte perché anche l’indifferenza può uccidere.

In un mondo intriso di volubilità e cinismo, in cui già regnavano sovrani la diffidenza e il sospetto verso il prossimo, anche il più recente ‘distanziamento sociale’ sta curiosamente a testimoniare che ci si può sentire marziani senza avere mai lasciato la terra.

19-20 LUGLIO ore 19,30

MILVIA MARIGLIANO 

UN MARZIANO A ROMA

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