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Solidali e antirazzisti non solo per un giorno. La manifestazione di Milano per BlackLivesMatter

 

I telefonini salveranno il mondo? Difficile, ma sicuramente aiutano a denunciare le violenze della polizia statunitense. Ci sono un paio di immagini particolarmente significative viste su Twitter: grazie a due riprese fatte con lo smartphone, l’utente Chad Loder ha scoperto che uno dei poliziotti di Buffalo – stato di New York – mercoledì si è inginocchiato davanti ai manifestanti e il giorno dopo era nella squadretta che ha provocato un trauma cranico ad un anziano e pacifico manifestante.

E’ proprio quello che la manifestazione del 7 giugno a Milano vuole evitare: essere solidale di domenica e carogna lunedì. Lo dice, con parole più gentili, Andi Nganso, il medico che ha lanciato l’idea (insieme ad altri) del presidio milanese come segno di vicinanza alle proteste statunitensi. “Sarà un momento di comunione – dice Andi – ma non di assoluzione. Lunedì non deve riprendere tutto come prima”. I confronti tra Italia e Stati Uniti sono sempre delicati: al di là dell’Atlantico c’è stato un sistema schiavistico crudele e perfettamente funzionante per 400 anni; negli Stati Uniti dal 2013 al 2019 la polizia avrebbe ucciso – non ci sono dati ufficiali – 7.663 persone, più di mille all’anno; il 24% delle vittime sono afroamericane (le persone nere negli Stati Uniti sono poco più del 10%). “In Italia dobbiamo ricordare il caporalato, le politiche migratorie che spingono i migranti ad essere invisibili o vivere ai margini”, argomenta Andi Nganso. Ma se i numeri sono diversi c’è un filo rosso che unisce Italia e Stati Uniti: il razzismo, quell’ideologia che esclude l’uguaglianza delle persone, che le suddivide sulla base del colore della pelle, che istituisce la superiorità di una sull’altra. “Facciamo una manifestazione per far ragionare, per contestare l’idea che il corpo nero è un corpo straniero: l’Italia è anche casa nostra”, spiega il medico che da anni lavora alla Croce Rossa. Il dato politico rilevante è anche questo: una manifestazione di solidarietà con il movimento BlackLivesMatter che parte da associazioni di afrodiscendenti, migranti, nuovi italiani: Abba Vive, Todo Cambia, Festival Divercity, Razzismo Brutta Storia, il Centro sociale Il Cantiere. Tutte preoccupate per il razzismo diventato fenomeno globale, per il martellamento delle regole costituzionali, da Trump a Orban, per il comportamento da hooligans dei poliziotti. Molte le sigle che hanno aderito al presidio di solidarietà con le proteste statunitensi, da Amnesty International all’Anpi, da Articolo 21 alla Camera del Lavoro di Milano, da Insieme senza muri al Festival dei Diritti Umani. Tutte sigle che non si inginocchiano di domenica e tornano carogne il lunedì come il poliziotto di Buffalo, ma che ogni giorno combattono il razzismo e le ingiustizie.

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