Il 25 aprile dei rider, quelli che ci hanno salvato senza essere, spesso, italiani

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Qualcuno dice che bisogna “cambiare la ragione sociale” del 25 Aprile. Sono parole prive di senso, come dire che siccome è passato tanto tempo a Natale non si debba più festeggiare la nascita di Gesù. Non dà conto neanche commentarle certe teorie; il 25 Aprile è la nostra liberazione dal nazifascismo, una festa da non annacquare ma da vivere consapevoli di cosa significhi calandola poi nella realtà di oggi.
E nella realtà odierna, di queste ore, in questo nostro 25 aprile c’ è anche una una seconda liberazione e quindi una festa di cui ci siamo dimenticati: no, non dico degli eroi e delle eroine che negli ospedali italiani hanno preparato la nostra nuova liberazione, quella dalla quarantena. Non dico che è questa la festa dimenticata perché per fortuna l’abbiamo vista e ricordata, apprezzata, con gratitudine e dolore per i tanti che si sono sacrificati, come altri fecero, in un contesto del tutto diverso, per consentire la Liberazione del 25 aprile di tanti anni fa.
Il 25 aprile che abbiamo dimenticato di richiamare è quello dei rider, quelli che ci hanno consentito di sopravvivere in questi giorni così difficili. Per motivi di sicurezza noi non potevamo uscire, ma loro per nostra fortuna c’erano e sono usciti, in cambio di una paga assai contenuta. Molto di loro però non sono nostri connazionali; sono immigrati, stranieri, spesso in condizione difficile o incerta. Ecco, io credo che ricordarci che ce l’abbiamo fatta, ce la stiamo facendo, grazie a loro, non a chi li voleva cacciare, ci serva e vada detto. Vada detto grazie a chi ha così smantellato la cultura dell’odio, del pregiudizio e offerto un contributo sottovalutato nella nostra difficoltà.
Questo 25 aprile è anche loro e il popolo italiano sa che senza di loro saremmo stati in pericolo. Saremmo stati in pericolo come tanti di loro sono finiti in pericolo per la chiusura dei porti di chi non voleva qualcuno che magari poi ce l’ha fatta ad arrivare e che potrebbe essere tra quei rider che ci ha consentito di sopravvivere.