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Capire Bergoglio per salvare il 25 Aprile

 
Cosa dice al mondo la Via Crucis odierna? Credenti e non credenti, cristiani e non cristiani, oggi  possiamo non sentirci tutti chiusi nel Sepolcro? La speranza di uscirne ci riguarda tutti, ma come? Le risposte alla pandemia sembrano dirci che dopo essersi creduto “ala marciante della modernità”, poi “della libertà” e infine “della globalizzazione” oggi l’Occidente è stanco. E in questa stanchezza può perdere sapore, senso, anche la libertà. Per questo l’Occidente sta abdicando al ruolo che si è assegnato, quello di “ala marciante” della modernità, della libertà e della globalizzazione. Sono le risorse economiche che mancano? Non credo. Credo che manchino le risorse culturali e spirituali. Basta ripercorrere la strada  che abbiamo percorso in questo pessimo ventennio, il tratto di strada del XXI secolo che si sta concludendo, che la vediamo in faccia la carenza di risorse culturale e spirituali. Tutto comincia con l’illusione che fosse finita la storia, dissolta nell’unico sistema possibile, quello neoliberista. Era il sogno di un trionfo inesistente. Questo trionfo parlava di una visione monista, non certo  pluralista, che ne ha comportata un’altra, uguale e opposta. La risposta terrorista infatti proponeva di sostituire la fine della storia con la fine del mondo. L’impero (del male) americano con l’impero (del male) di Bin Laden, quello con l’Armageddon avrebbe imposto il trionfo definitivo del “bene”.
Entrambi questi monismi hanno incantato le opposte fazioni, nella certezza che l’uno avrebbe cancellato l’altro. Ma il terrorismo avrebbe preso piede senza la pretesa di omologare tutto, di cancellare culture, diversità, nel nome del mercato unico Dio?
Questo scontro ha dissanguato l’ala marciante della globalizzazione non con la forza folle del terrorismo, ma con la forza folle del mercato uniformante. Basta culture, basta diversità, a tutti vendiamo lo stesso telefonino con la stessa suoneria, lo stesso pantalone strappato sul ginocchio, lo stesso hamburger. Il monismo culturale della globalizzazione finanziaria e neoliberista ha lasciato l’Occidente senza culture, senza inventiva, senza creatività: omologati in un sistema per cui siamo tutti soltanto consumatori ognuno di noi doveva solo consumare, non pensare. Certo, anche un divorziato, un omosessuale, un fautore del suicidio assistito può essere accettato come consumatore, purché non pretenda di portare cultura di diritti, ma solo di consumo. Tanto che “l’ala marciante della modernità” non ha saputo fermarsi neanche davanti all’evidenza che non l’uomo, ma la natura, si stava ribellando. L’incendio di continenti, lo scioglimento del Polo Nord, non hanno detto nulla al monismo consumista. Bisognava continuare a consumare, e basta.
Oggi il 25 aprile è questo: opporsi a questa rassegnazione, a questa visione, a questa ecatombe di culture, di diversità, di ricchezze umane e naturali.
L’unico che dal 2013 ci apre gli occhi sulla necessità di salvare il mondo salvandone il pluralismo è Francesco. Salvare gli ecosistemi serve a salvare le diverse culture, figlie del deserto come delle metropoli, del fiume come delle città di mare, della foresta come dei borghi.
Così facendo il 25 aprile non sarà più un rito, ma una sfida. Capire il pluralismo che abbiamo abbandonato, per stanchezza, vorrà dire fare nostro, da credenti o da non credenti, l’unico disegno che ci dice di diventare custodi del creato, non padroni, diventando fratelli perché diversi, riconoscendo nelle religioni, nelle culture, nelle diversità, di genere, di lingua, di etnia, le tante facce del sapiente disegno divino.
Questo 25 aprile è  25 aprile se vissuto come 25 aprile dell’umanità che rifiuta la menzogna dello scontro di civiltà e scopre la verità della fratellanza umana. I fratelli possono avere un gemello, ma è raro. E comunque anche i gemelli sono diversi nel cuore, nel pensiero, nelle priorità. Solo così, unendo questi architravi del pensiero pluralista, Laudato si’ e Documento sulla fratellanza, daremo nuovo smalto al 25 aprile, un 25 aprile per tutti, nel momento in cui non si può fingere di non aver capito che è ora di scegliere. Non lo abbiamo capito noi, è venuto a spiegarcelo la pandemia.

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