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Pericolosa solidarietà

 

di Gaetano De Monte. Giornalista.

Dalla Croazia alla Francia, dall’Italia al Regno Unito, dalla Spagna a Malta. Così in gran parte dei paesi europei chi presta assistenza e pratica solidarietà verso migranti e rifugiati rischia di essere incarcerato e perseguitato. Tutte le storie di criminalizzazione della solidarietà in Europa negli ultimi quattro anni raccolte da Amnesty International nel rapporto “Punishing compassion” che è stato presentato oggi a Roma nella sede dell’Associazione della Stampa Estera.

Norbert Valley è un pastore evangelico da quaranta anni; trenta dei quali li ha trascorsi assistendo rifugiati e migranti. Nel febbraio del 2018, durante un culto domenicale, l’uomo è stato interrotto ed interrogato dalla polizia elvetica. Pochi mesi dopo, il 15 agosto dello stesso anno, il pastore è stato condannato dal procuratore del Cantone di Neuchatel al pagamento di una multa pari a mille franchi svizzeri perché «aveva facilitato il soggiorno illegale di un uomo togolese, Joseph, attraverso la ripetuta fornitura di alloggi e cibo da aprile 2016 a settembre 2017», si legge così nell’atto di condanna a cui Norbert Valley si è appellato, dichiarando in una lettera al procuratore: «Di non sentirmi in colpa per nulla nel caso in cui menzioni, indipendentemente dalla legge in base alla quale mi hai condannato. Perché qualcosa che è legale non è necessariamente morale». La decisione sul ricorso di Norbert è attesa intanto nei prossimi giorni. Quel che è certo è che in Svizzera aiutare un migrante che si trova in uno stato di miseria è ancora più rischioso se a farlo è un cittadino non elvetico. Ne sa qualcosa una amica dello stesso Joseph che di nome fa Valérie, una donna anche lei di origini togolesi che un giorno di dicembre del 2017 è stata arrestata ed interrogata a lungo dalla stessa polizia elvetica a causa della sua amicizia con Joseph, e che per averlo aiutato mentre era in condizione di bisogno, ora, è stata condannata pure lei ad una multa salata, ma non soltanto.

A causa di tale condanna, Valérie oggi è gravata da precedenti penali che in base alla legge elvetica in materia di immigrazione non le consentono di ottenere la residenza. Le stesse dure norme che hanno visto condannare una pensionata di 73 anni, Anni Lanz, accusata di favoreggiamento dell’immigrazione irregolare per aver soccorso e portato in Svizzera, M. Ashuqullah, salvandolo dal probabile congelamento mentre dormiva in una zona della stazione ferroviaria di Domodossola, al confine tra Italia e Svizzera.

Sono tutte quante storie di criminalizzazione della solidarietà, molte delle quali sono avvenute negli ultimi quattro anni, in diversi paesi europei. Le ha messe nero su bianco Amnesty International in un lungo rapporto che è stato presentato oggi a Roma nella sala dell’Associazione della Stampa Estera, alla presenza, tra gli altri, di Riccardo Noury, portavoce italiano dell’organizzazione, Elisa De Pieri, ricercatrice dell’Ufficio regionale per l’Europa della stessa Amnesty International, di Ilaria Masinara – Migration and Discrimination Manager – di Amnesty Italia, di Nicola Canestrini, avvocato difensore della ong Iuventa e di Miguel Duarte, volontario dello stesso equipaggio.

Il report “Punire la compassione: solidarietà sotto processo nella Fortezza Europea” è stato presentato nella giornata di oggi, in contemporanea, a Berna, Madrid, Parigi, Roma, ed ha documentato tantissimi casi avvenuti di restrizioni e criminalizzazione dell’assistenza e solidarietà verso le persone in movimento in otto paesi: Croazia, Francia, Grecia, Italia, Malta, Spagna, Svizzera e Regno Unito. In Croazia, ad esempio, al confine con la Bosnia-Erzegovina, ed anche quello con la Serbia, le autorità croate, come già denunciato da tante organizzazioni per i diritti umani, tra cui la stessa Amnesty International, hanno attuato negli ultimi due anni e mezzo diversi respingimenti ed espulsioni collettive di richiedenti asilo; al contempo, sanzionando e perseguitando diversi attivisti e volontari di Ong come Are you Syrious e il Centro studi per la pace, le cui uniche colpe erano state quelle di aver fornito riparo, cibo, assistenza legale nell’accesso alla domanda di protezione internazionale, oltre che quelle di aver documentato tali diffusi respingimenti ed espulsioni collettive dalla frontiera croata, spesso accompagnate da violenze della polizia.

Non è andata meglio negli ultimi anni in Francia, si legge nel rapporto di Amnesty: «dove alcuni dei difensori dei diritti umani che hanno aiutato persone sui valichi di montagna al confine con l’Italia sono stati condannati per favoreggiamento dell’ingresso irregolare, mentre coloro che distribuivano beni di prima necessità a rifugiati e migranti vicino a Calais, sono stati vessati e intimiditi dalle forze di polizia». E in Grecia: nel paese ellenico Sarah Mardini e Séan Binder, due giovanissimi volontari di una Ong locale che avevano aiutato rifugiati e migranti a sbarcare a Lesbo dopo un pericoloso viaggio in mare, hanno trascorso oltre cento giorni in carcere in stato di detenzione preventiva, e ora aspettano di essere processati per accuse infamanti che vanno dallo spionaggio al riciclaggio di denaro, oltre alla classica accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

La stessa accusa che ha giustificato negli ultimi tre anni in Italia una massiccia e persistente campagna di denigrazione alimentata da giudici, politici, giornalisti contro le Organizzazioni non governative che conducono operazioni di soccorso in mare. Una campagna politica e comunicativa violentissima che ha portato all’imposizione di un codice di condotta e all’approvazione di leggi che hanno l’unico scopo di limitare e ostacolare le loro attività di salvataggio nel Mediterraneo centrale, mentre ad oggi gli equipaggi della maggior parte delle Ong sono stati colpiti da indagini penali per favoreggiamento dell’ingresso irregolare ed altri reati – sono in tutto tredici le inchieste a loro carico che sono state aperte, molte archiviate, dalle diverse procure siciliane – con l’effetto che in molti casi le imbarcazioni di soccorso delle Ong sono state sottoposte a sequestro preventivo. Che dunque prestare solidarietà sia diventato persino pericoloso, e che si possa addirittura esserne segnati a vita, in diversi stati europei, lo dimostra la vicenda ricordata da Amnesty International che riguarda 15 difensori dei diritti umani accusati nel Regno Unito di reati legati al terrorismo, la cui colpa è stata quella di aver fermato una espulsione collettiva, irregolare, che avrebbe esposto alcuni richiedenti asilo a gravi rischi per la vita nei loro paesi d’origine.

Queste raccontate, dunque, sono solo alcune storie di criminalizzazione della solidarietà. È stato calcolato, infatti, che soltanto tra il 2015 e il 2019, negli ultimi quattro anni, 158 persone sono state indagate o perseguite per favoreggiamento dell’ingresso o del soggiorno irregolari di cittadini stranieri in uno stato dell’Ue e 16 Ong sono state colpite da procedimenti penali.

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