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Nostalgia della scuola e dei musei

 

Novembre scorso, come fossero vent’anni fa….

Insegno a Milano in un CPIA (Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti), ovvero una di quelle scuole statali dove si insegna italiano agli immigrati dai loro 16 anni in su… Lakshan è un mio giovane studente, oltre al corso di alfabetizzazione fa anche il biennio; gli chiedo come va. Mi dice che fa fatica soprattutto in storia. Ci credo, immaginatevi di essere in Sri Lanka e di immergervi nella storia millenaria di quella regione e fate a specchio. Così interrompo la lezione e con un gioco divertente in 27 minuti scrivendo qualche parola chiave sulla lavagna faccio loro la storia di questa penisola a forma di stivale e dei suoi abitanti, dalle prime civiltà ad oggi. Rimangono sbalorditi, certo, ho corso un po’… Penso quindi di provare a soffermarmi su un periodo particolare della storia italiana, la formazione di questa nazione, l’unità, la nascita dell’Italia, che in fondo (a guardare la storia nel suo complesso…) è avvenuta “l’altro ieri” e non proprio attraverso semplici sorrisi e strette di mano.

Fu una lotta, anche una lotta di liberazione. L’idea era quella di dare una prospettiva a questa nazione dove si trovano e che sembra essere sempre esistita, mentre così non è. Inoltre si potevano trovare similitudini con lotte compiute nei loro paesi di origine. Il mondo dove siamo è una sfera che gira, è in movimento.

Ricordo che a Milano c’è un Museo del Risorgimento, poco noto e gratuito. Vado a rivedermelo, rileggo, ristudio, mi accordo con il museo per una visita con la mia classe. Coinvolgo gli amici Franco e Tullia per fare delle riprese. Ne nasce questo video che vi invito a vedere. Bei tempi, quando si andava a scuola e ai musei.

Ci mancano i nostri alunni. Appena potremo cureremo le nostre scuole, i nostri ospedali, come beni ancora più preziosi. Le prime le abbiamo chiuse, i secondi li stiamo spremendo come limoni.

Una cosa che non sapevo: il 1848 a Milano vide le Cinque Giornate come rivolta popolare che esplose contro l’occupante asburgico. Proprio in questi giorni, dal 18 al 22 marzo. Ma c’era stata una potente premessa ai primi di gennaio di quel 1848. A Milano era stato organizzato uno sciopero del fumo, per boicottare le entrate del potere austriaco che tassava il tabacco. Ci fu un’organizzazione impressionante. Ve lo immaginate? Clandestinamente, senza Internet, Whatsapp e compagnia bella, riuscirono a bloccare tutti i fumatori. Il potere si agitò: se prima era proibito ai soldati fumare per strada, li fecero uscire dalle caserme con due sigari in bocca per provocare. Negli scontri morirono sei milanesi.

Milano è stata capace in passato di grandi cose, come tutta l’umanità, in qualsiasi angolo del mondo nel corso della storia. Che questa lezione del coronavirus serva, che da questa vicenda che ci è passata sopra come un camion, nasca una maggiore coscienza, che cambino i rapporti e i metodi di produzione, di consumo, di relazionarsi, tra noi, col mondo e con la natura.  Starà a noi.

 

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