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Corona bond e sovranismo bocconiano

 

“L’illusione dei corona bond” è il titolo dell’editoriale con cui l’esimio professor Roberto Perotti, ordinario di economia politica all’Università Bocconi, offre oggi sulla Repubblica un interessante esempio di sovranismo inconsapevole, negando – quasi in polemica diretta con quello che aveva appena sostenuto a “Che tempo che fa” Romano Prodi – che la solidarietà tra i Paesi europei in questa come in altre circostanze possa venire ammessa in nome del realismo.

Ieri infatti l’ex presidente della Commissione europea Prodi aveva indicato negli eurobond la soluzione migliore per affrontare la crisi dovuta al coronavirus: «Li chiami come vuole – aveva detto all’intervistatore – Coronabond, anche Recovery Bond come ha detto Conte. Mettiamo che nella scorsa crisi noi fossimo colpevoli, e non era vero, i nordici ci puniscono. Ma quando arriva un morbo se non c’é solidarietà che Europa è?».

Secondo Perotti, la solidarietà invocata per noi vuole dire che siccome l’Italia non può aiutare i Paesi nordici, i Paesi nordici devono aiutare l’Italia. “Tutte le maggiori proposte sul tavolo – scrive l’economista – hanno questo elemento di regalo dal nord Europa all’Italia. Prendiamo i coronabond….Nessun politico di un Paese nordico può assumersi la responsabilità di regalare o prestare i soldi del proprio contribuente all’Italia e poi sentirsi rimproverare che quei soldi servivano nel loro Paese. Politici e commentatori italiani farebbero bene ad accettare la realtà una volta per tutte”.

Il fatto è che a chiedere questo tipo di intervento non è solo il governo italiano ma ben 10 Stati che rappresentano il 60 per cento della popolazione europea. E lo fanno in nome di una solidarietà che va considerata implicita in quel grande atto di realismo che è stata, e ancor più dovrebbe rimanere nell’economia globale di oggi, l’Unione europea. E per dirla con la battuta di Prodi, “gli olandesi devono capire: se succede una grande crisi a chi vendono i loro tulipani?”

La resistenza dei Paesi nordici avrebbe un senso se motivata dallo scarso impegno dei governi italiani in una seria lotta alla corruzione e all’evasione fiscale che da sola basterebbe ad alleggerire il peso che il debito pubblico ha sulla nostra economia , ma di questo si preferisce non parlare, forse perché bisognerebbe spiegare l’aiuto dato agli evasori da quei paesi nordici che, come l’Olanda e il Lussemburgo, sono ormai di fatto dei paradisi fiscali. Con gli altri, a cominciare dalla Germania, che stanno a guardare.

A fare professione di realismo, non foss’altro che per dovere di ufficio, è il commissario italiano all’economia Paolo Gentiloni: l’ammissione di bond “per neutralizzare il debito non verrà mai accettata”, bisogna finalizzarla a una “missione” come “l’emergenza sanitaria” e “scommettere che la Germania arrivi a comprendere la nuova situazione” determinata dalla pandemia.

Ha ragione Prodi ad essere scettico. Tra due settimane, ha ipotizzato tre giorni fa a Radiouno “ci sarà un compromesso, una rottura completa no. Ci sarà compromesso in cui sul Mes toglieranno qualche condizionalità. Ma è sempre un vivacchiare”. Del resto, “Al di là dei giudizi di valore – aveva premesso il realista Perotti – è così strano che i Paesi nordici siano riluttanti?” Al di là dei giudizi di valore, appunto.

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