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Solidarietà dai cronisti campani a Rino Giacalone. La mafia è una montagna di merda

 

Caro Rino, questa vuole essere una lettera aperta per esprimerti lo stupore, l’indignazione anche lo sconforto per la decisione della Corte di Appello di condannarti per aver diffamato un boss, il boss di Cosa Nostra di Mazara del Vallo, Mariano Agate, deceduto, definendolo un pezzo di m**. I giudici sostengono che anche il peggior mafioso abbia diritto alla dignità. Non è in questa sede il caso di disquisire nel merito. Quel modo di esprimersi nella lingua parlata è ormai abbondantemente usato anche in luoghi istituzionali. Io colgo nella decisione di quel tribunale un segnale pericoloso, di quell’eccesso di formalismo, che ricorda a noi cronisti più anziani, i tempi bui del giudice Carnevale, “l’ammazzasentenze”.

Caro Rino Giacalone è una vita che ti conosco e conosco la tua passione per la ricerca della verità, in terra di mafia, spesso isolato. La tua è la terra dove latita Matteo Messina Denaro, dove decine di logge massoniche sono piene di mafiosi, dove delegittimare un cronista vuol dire esporlo al rischio della vita. Io so che ricorrerai in Cassazione, in primo grado eri stato assolto, convinto come me di aver ragione.

Caro Rino, come sai da più di un anno sono diventato il Presidente dell’Unione cronisti della Campania. Penso di poter esprimere, a nome dei cronisti della Campania, del sindacato dei giornalisti della Campania, la nostra solidarietà. La mafia è una montagna di merda.

Sandro Ruotolo, presidente Unione cronisti della Campania

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