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Messico, la rivolta delle donne dopo l’omicidio di Isabel: non siamo carne da macello

 

Una settimana fa in Messico a Ciudad Juarez, la città che uccide le donne, veniva assassinata Isabel Cabanillas, 26 anni, madre, blogger, artista e attivista. Le hanno sparato al petto più volte.
Ieri è stata promossa una grande manifestazione per ricordata: migliaia di persone hanno reclamato a gran voce verità e giustizia per Isabel.
Di lei si saprebbe poco o nulla se le donne della sua e di altre città messicane non fossero scese in piazza urlando: “Non siamo carne da macello”.
Dal 1993 ad oggi, in quest’area di confine tra Messico e Stati Uniti, sono state uccise più di 1.500 ragazze.
Le autorità non garantiscono la tutela dei diritti delle donne anzi spesso le indagini sui casi di omicidio vengono archiviate senza neanche aver raccolto elementi per ricostruire i delitti. Una realtà sconvolgente che rischia di rimanere nell’ombra. Anni e anni di femminicido in una terra colorata e piena di musica, ma anche di silenzio e lunghe strade polverose e isolate.
Ciudad Juárez è una città di confine dove è stato tirato su alla fine degli anni ‘60 un muro per bloccare l’emigrazione messicana verso gli Stati Uniti. Quotidianamente davanti a quella barriera si infrangono i sogni di centinaia di donne, soprattutto molto giovani, alla ricerca di un lavoro. Non solo di quelle che non riescono a passare. Il destino peggiore è riservato alle più fragili, indifese, vittime di violenze e morti orribili. Sono donne emigrate, per lo più tra i 15 e i 25 anni, che sperano di trovare lavoro nelle maquilladoras, le centinaia di industrie americane lungo la frontiera che assumono operaie molto giovani considerate più malleabili e meno consapevoli dei propri diritti. Molte di loro non arrivano mai alle catene di montaggio, altre vengono sequestrate, violentate, uccise durante il percorso di andata e ritorno dalla fabbrica.
Ciudad è uno dei posti più pericolosi del mondo per le donne, motivo per il quale i messicani l’hanno soprannominata “città che uccide le donne”.
Da 27 anni questo inferno in terra, è teatro di centinaia di femminicidi di cui quasi mai vengono individuati i colpevoli.
Un modus operandi macabro e ripetitivo che va dal rapimento alla violenza sessuale, dalla tortura alle mutilazioni, fino all’uccisione e all’abbandono dei corpi nelle discariche lungo il confine.
Dal 1993 gli arresti e le condanne sono stati poche decine, una percentuale infinitesimale rispetto al numero delle vittime. Una carneficina continua, senza che le autorità messicane riescano a identificare i responsabili o porre un freno a questo atroce fenomeno.

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