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“La citofonata di Salvini? È stato come un rastrellamento…” Intervista alla legale della famiglia del tunisino Yassine

 

«È stato come un rastrellamento…», non lasciano spazio a equivoci le parole di Cathy La Torre, già consigliere comunale a Bologna e legale della famiglia di Yassine, detto “Iaia la cartola”, al cui citofono martedì scorso il leader leghista Matteo Salvini ha suonato chiedendo se lì abitasse uno spacciatore.

«Non è normale che mentre sei a casa tua qualcuno ti suoni al citofono per chiedere se spacci; o sei hai le corna o se sei lesbica. È una molestia inaccettabile. Inoltre è un messaggio irrispettoso delle forze dell’ordine; che lancia un messaggio culturale sbagliato: non esiste la giustizia fai da te. Neanche se sei in campagna elettorale».

Avvocata La Torre, ma perché si è arrivati a questo?
«Partiamo da un dato oggettivo: Iaia non è indagato, non ha precedenti. Una donna lo accusa perché il padre lavora da Bartolini e il figlio ha le Adidas, le Nike. Ergo: spaccia. Non è accettabile; soprattutto se a prestarsi a un fatto del genere è un ex Ministro dell’Interno. È una comunicazione culturale e politica devastante. Se ci sono prove di quello che si sostiene si va dalle forze dell’ordine, non si citofona con drappelli al seguito».

Al giornalista di Fanpage, Beppe Facchini, si è parlato di precedenti…
«Era il fratello, che ha precedenti per rissa e non abita neppure più al Pilastro; non centra nulla con Iaia. Anche il padre ha qualcosa, ma è relativo a 25 anni fa. Cosa vuol dire? Non è che andiamo a chiedere a Salvini se lui è uno spacciatore perché ci sono foto che lo ritraggono con la mano sulla spalla di personaggi come Lucci, condannato per droga. Se uno va a scuola con un mafioso, non è che poi lo possiamo chiamare mafioso…».

E adesso?
«Ieri sono stata al Pilastro, molti erano indignati per quello che è successo. Iaia è un ragazzo di 17 anni che gioca a calcio nell’Imolese, tra qualche mese diventerà padre; vuole prendere la patente e andare a guidare da Bartolini, come suo padre, per mantenere la sua famiglia. Ma oggi, al Pilastro e non solo, per tutti è Iaia ‘lo spacciatore’. Può essere normale? Così si rovina la vita alle persone; per un sospetto, un’allusione. È una cosa semplicemente aberrante».

È già stata presentata una denuncia?
«Non parliamo di denuncia, perché stiamo valutando la questione nel suo complesso; sono stati violati tanti di quei profili penali e non solo che è necessario studiare una specifica strategia giudiziaria per la quale, spero si possa capire, vorremmo mantenere al momento una certa discrezione. Diciamo solo che ci stiamo predisponendo a uno slancio giudiziario importante».

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