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Ultima vergogna a Bologna

 

Ormai anche il fatto che l’ex ministro degli affari interni si metta a citofonare ad un privato cittadino e gli chieda se è uno spacciatore, circondato da energumeni, citando come fonti le voci di quartiere e circondato da telecamere passa in questo sempre più sfortunato paese come una gesto quasi goliardico. I giornalisti ci ridono, lo derubricano a colore, qualcuno parla di razzismo per il fatto che a chi risponde al citofono venga chiesto se sono tunisini. E sono tunisini.
Con questo ennesimo inqualificabile comportamento l’ex ministro che avrebbe dovuto tutelare sotto ogni aspetto, privacy inclusa, chi vive in questo paese e che si candida a comandare questo paese, si comporta come il peggiore dei balordi che vivono nelle nostre città. Fa una specie di scherzo al citofono – gag che faceva parte del repertorio comico di alcuni decenni fa – palesa una evidente istigazione al razzismo, prende come fonte il chiacchiericcio di quartiere e tenta, penosamente, di trasformare tutto questo in campagna elettorale.
Lascio stare per questa volta una ennesima riflessione sul ruolo dei giornalisti, ma è inevitabile che se si mostra ai cittadini un esempio di comportamento di questo genere senza commenti, senza riflessioni sui reati e le infrazioni che in esso sono contenute, sarà poi normale che la confusione aumenti e le difficoltà a capire dove davvero passano i confini del lecito e dell’illecito aumenteranno a loro volta. Ancor peggio se, al telegiornale, la si presenta come “l’ultima trovata elettorale di Salvini”.
Se tutto è una provocazione, se tutto è una trovata pubblicitaria, se tutto comunque si può fare, in che modo potremo ancora difendere i valori della legalità, dell’inclusione, della stessa Costituzione? E non è forse questo il pensiero che anima le piazze delle “sardine”, che sembrano adesso diventate il maggiore obiettivo di scontro per i giornalisti di quasi tutte le testate e le culture politiche?
E un amaro pensiero finale: se proprio una provocazione voleva farla l’ex ministro poteva andare a citofonare a qualche malavitoso, di mafia, di camorra, e dire: mi dicono che lei è un mafioso, che mi risponde? Ma no, di mafia non ha mai parlato e non parlerà mai, ma l’equazione tunisino-spacciatore invece gli piace molto.

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