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Odio politico, il veleno ancora senza cura

 

Odio politico. Miscelato con una valanga di insulti e di offese domina da tempo la polemica politica, divenuta spesso rissa. Basta con l’odio. Nicola Zingaretti dà tante motivazioni al varo dell’imprevedibile governo con il M5S, il nemico storico di anni. Il segretario del Pd in particolare, però, ha sostenuto la necessità dell’intesa con i cinquestelle per salvare l’Italia dalla deriva populista, con il nuovo governo «chiudiamo la stagione dell’odio».

Matteo Renzi in genere contesta le scelte di Zingaretti, ma questa volta concorda pienamente. È stato proprio l’ex segretario democratico, oggi “semplice senatore” di Firenze, a proporre per primo un governo con i cinquestelle mentre Zingaretti chiedeva le elezioni politiche anticipate quando ad agosto è crollato l’esecutivo grillo-leghista. Renzi ha indicato l’obiettivo di debellare rapidamente «un clima di odio, frutto del linguaggio della politica».

Odio etnico, sociale, politico e umano. L’imputato è Matteo Salvini secondo il Partito democratico. Anche il fondatore di Emergency Gino Strada ha puntato il dito contro il segretario della Lega: «In 70 anni non mi ricordo di aver visto un altro momento con così tanto odio sociale».

Ma l’uomo messo sul banco degli imputati non ci sta. Anzi, il segretario leghista ha rilanciato la pesantissima accusa ai nuovi alleati grillini e democratici: «Collante del governo giallorosso è l’odio nei confronti della Lega». Ce l’ha in particolare con gli ex compagni di governo: «Il presidente del Consiglio mi odiava, a Di Maio non stavo simpatico».

L’odio impera da anni. Fortunatamente non è mai sfociato in terrorismo politico o in violenza, anche se nel dicembre 2009 Silvio Berlusconi fu ferito al volto con una pesante statuetta dopo un comizio a piazza Duomo a Milano.

L’odio arde impetuosamente dalla fine della Prima Repubblica tra centro-destra e centro-sinistra, tra populisti e riformisti, tra sovranisti ed europeisti. Nel 2010 Beppe Grillo dichiarava guerra agli avversari nel suo blog su Internet: «Odio la Sinistra dei cantori del nulla ideologico…Odio la Sinistra delle trattative sotto il tavolo, degli inciuci…». Il fondatore del M5S, adesso divenuto determinante artefice del governo con i democratici, continuava: «Odio la Sinistra che ha dimenticato gli operai, i precari, i disoccupati».

Silvio Berlusconi sin dal 1994, anno del suo trionfale ingresso in politica, accusò di odio la sinistra che contrappose a Forza Italia, il suo partito dell’«amore». In una intervista a ‘Repubblica’ del 2001, poco prima delle elezioni politiche, parlò di pericolose minacce contro di sé, la sua famiglia e il suo partito: «È il frutto della campagna di odio che la sinistra sta montando contro di noi».

Tutti i partiti lanciano invettive contro i proclami truculenti, ma si auto assolvono e imputano la responsabilità degli sberleffi e delle offese agli altri. L’affermarsi del leaderismo e del populismo nella Seconda e nella Terza Repubblica (quest’ultima nata un anno fa con la clamorosa vittoria elettorale dei cinquestelle, secondo Di Maio, ma già di vita malferma) ha spinto verso lo scontro frontale radicalizzando le posizioni.

La globalizzazione ha causato una grave crisi economica e sociale, forte in tutte le grandi democrazie occidentali ma particolarmente virulenta in Italia, estremizzando la contrapposizione politica tra posizioni e forze politiche avversarie.

Liliana Segre, 89 anni, sopravvissuta allo sterminio nazista degli ebrei, ha provato a fare qualcosa contro l’odio. La senatrice a vita, che riceve 200 messaggi al giorno d’insulti su Internet, a fine ottobre ha proposto e fatto approvare una mozione per varare una commissione contro l’istigazione all’odio, il razzismo e l’antisemitismo. Ma ha avuto una brutta sorpresa: la mozione è passata al Senato però  l’intero centro-destra si è astenuto. Si è detta delusa: «Odiare significa perdere del tempo prezioso». Tuttavia ha avuto una valanga di applausi, anche da molti senatori astenuti. Tra i contraddittorei estimatori è emerso anche Salvini. Alle volte le buone notizie vengono da sorprendenti sorprese.

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