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Se la riduzione dei parlamentari porta al proporzionale

 

Non sarà “una riforma storica” come hanno dichiarato Conte e Di Maio subito dopo il voto finale a larghissima maggioranza (552 su 630) della riduzione dei parlamentari, ma non v’è dubbio che sarà accolta con favore anche dall’elettorato. Che la proposta di questa legge costituzionale sia stata populisticamente rilanciata dai Cinque Stelle come atto punitivo nei confronti della “casta”, possibile, anzi probabile, ma questo non comporta necessariamente un giudizio negativo sulla sua entrata in vigore. Ad una condizione però, che venga puntualmente rispettata l’intesa in 4 punti sottoscritta ieri dal M5S con PD, Italia Viva, LeU e gruppo per le Autonomie. A cominciare da una nuova legge elettorale proporzionale, che a questo punto diventa indispensabile per garantire la rappresentanza equilibrata degli italiani e soprattutto delle minoranze. L’aspra critica avanzata dai “giornaloni” ad una “formula demagogica da gettare in pasto agli istinti dell’elettorato” (Ezio Mauro) troverebbe un certo fondamento se riferita  all’introduzione anticostituzionale del vincolo di mandato. Non può e non deve diventare l’alibi per conservare un maggioritario che negli scorsi decenni ha fatto a pezzi la democrazia parlamentare del nostro Paese.

Ho già scritto che la sfiducia nel sistema elettorale proporzionale mi sembra legata in gran parte alla litigiosità e al leaderismo dei partiti personalistici di oggi, alla demonizzazione di ogni compromesso politico necessario per governare la complessità dei bisogni e delle prospettive e alla tendenza dei media, a cominciare dai social, a enfatizzare tutto questo.

Restituire autonomia e funzionalità al Parlamento si può fare anche con una buona riforma dei regolamenti parlamentari, non a caso fino ad oggi sempre rinviata. Mentre la governabilità tante volte invocata, non sempre in buona fede da chi continua a puntare sulla svalutazione dei corpi intermedi della società, può essere favorita dall’introduzione della “sfiducia costruttiva”. Su queste misure c’è l’impegno comune dei quattro partiti che ha consentito stasera l’approvazione finale della riforma Fraccaro.

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