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Libero mercato. Dazi e circolazione finanziaria

 

Anni fa in un cantiere il geometra lasciò un ben remunerato impiego. Grazie allo zio vescovo aveva “preso” un grosso appalto per la ristrutturazione di un ex convento. I fondi provenivano dal Regno Unito. Al tempo i denari della chiesa (obolo di San Pietro e otto per mille) erano in parte “custoditi” presso la succursale HSBC di Londra, artefice di tante operazioni “internazionali”. L’acquisto recente di un immobile a Londra, via Lussemburgo, non è altro quello che, in Albione, definiscono “the tip of the iceberg”, della finanza vaticana. Forse anche per questo Papa Francesco conclude le sue pubbliche  orazioni con “Pregate per me!”.

Il cosiddetto Libero Mercato offre diverse connotazioni di tipo mafioso. Anche nella recente vicenda delle sanzioni agli aiuti di stato al consorzio aeronautico “Airbus”, il risultato riprende le logiche della criminalità organizzata. L’Unione Europea ha aiutato “Airbus”, mentre il WTO (organismo “internazionale”) consente dazi USA (7 miliardi) che colpiscono l’agricoltura italiana. Come quando si uccide il cugino del pentito non potendo colpire il collaboratore.

Il risultato, senza scomodare Cosa Nostra, è che chi mangia (Airbus) si ingrassa e la gastrite viene a chi non ha neanche assaggiato una briciola (gli agricoltori italiani).

Stranamente nessuna sanzione WTO è prevista per la movimentazione illegale di enormi capitali, specialmente verso stati che fanno una enorme concorrenza sleale sul regime fiscale. Anche perché il “bello” dell’evasione fiscale è il nero, con cui si pagano le tangenti. Nel libero mercato.

*Associazione Liberi Ingegneri                                                     

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