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Agli ottantadue della Ocean Viking viene offerto un porto sicuro in Italia e subito riparte la strategia della paura

 

È stato un attimo ma nessuno fatica davvero pensare che la controffensiva delle milizie della paura fosse pronta da giorni. Fatto sta che l’operazione panico per riproporre una emergenza che non c’è, è scattata appena il Viminale ha concesso alla Ocean Viking di sbarcare i suoi ottantadue naufraghi salvati in mare in un porto sicuro, Lampedusa.

A stretto giro l’ennesimo articolo pieno di falsità e sprizzante odio (e livore) da tutti i caratteri, lo pubblica, guarda un po’, Il Giornale. Scrive Azzurra Barbuto che “dal 1 all’11 settembre di quest’anno sono approdati in Italia ben 717 migranti contro i 245 nello stesso periodo del 2018”, un aumento del 292 per cento che la Barbuto afferma aver preso dai dati del Dipartimento della Pubblica Sicurezza.

Non so che tipo di difficoltà abbia la Barbuto a leggere i dati, ma so che riporta dati falsi, i dati del Dipartimento della Pubblica Sicurezza dicono altro, ovvero che dal 1 al 13 settembre 2019 sono arrivate 282 persone mentre nello stesso periodo del 2018 ne erano arrivate 154. Nessun aumento esponenziale e in ogni caso numeri che chiunque potrebbe gestire, perfino un ministro che non frequenta il suo ministero.

Invece Libero rilancia la retorica dell’invasione, torna a scuotere la pancia degli italiani che definisce già in preda al panico. Vittorio Feltri riprende quei dati falsi dall’articolo di Alessandra Barbuto (che introduce con questa italica e mascolina descrizione: “un nome che non intimorisce”) e rilancia le parole d’ordine della destra più becera e razzista sui “poveracci non sanno fare un tubo tranne che raccogliere pomodori e roba simile”. La Carta di Roma, il codice deontologico dei giornalisti integrata nel testo unico dei doveri del giornalista approvato dal Consiglio dell’Odg il 27 gennaio 2016, è violata senza alcun timore da Feltri che allo stesso tempo ignora cosa sia la regola base del mestiere, ovvero cercare la verità sostanziale dei fatti.

Nessuno si stupisce perché ormai Feltri, così come molti altri, hanno fatto del linguaggio dell’odio una cifra riconoscibile che raramente subisce le conseguenze che chiunque violi le regole e le norme dovrebbe subire. E questo avviene nonostante i richiami e gli esposti che l’Associazione Carta di Roma ha presentato ai consigli di disciplina dell’Odg.

Ma questo rilancio della retorica dell’invasione (che non c’è) non è solamente una fissazione del giornale, anzi dei giornali di Feltri. È un’operazione politica molto precisa, che trova conferma in altre operazioni meno esplicite e meno riconoscibili.

Il sito di fact checking Pagella Politica ha segnalato che il secondo degli articoli più letti il 14 settembre su il sole 24 ore è del 28 giugno 2017, ed è intitolato “Sbarchi, 12mila arrivi in 48 ore. #Mattarella: situazione ingestibile. Ipotesi chiusura porti”. Un articolo vecchio di oltre tre anni che è stato condiviso da decine di gruppi facebook di sostegno alla Lega e a Matteo Salvini.

È la stessa operazione di disinformazione che si è messa in moto da qualche anno in forma massiccia sui social ma anche attraverso quelle testate giornalistiche che hanno scelto di aderire alla parola d’ordine “seminare il panico” invece che verificare le notizie che diffondono. E certo non è un caso che l’operazione panico riprenda alla grande proprio nel giorno in cui l’Italia assegna un porto sicuro alla Ocean Viking e ai suoi 82 (ottantadue) naufraghi.

Nei giorni scorsi abbiamo lanciato un appello al nuovo governo perché si impegnasse a chiudere la stagione del linguaggio dell’odio.

Forse dovremmo lanciare lo stesso appello all’opposizione, ma qualcosa ci dice che quello di oggi è solo l’inizio.

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