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Sea Watch 3, insulti per editoriale su Articolo 21 ad Antonella Napoli. “Continueremo a stare dalla parte di chi salva vite”

 

“Ma vai a fare in culo cessa, portateli a casa tua adesso e non rompere i coglioni con i soldi degli italiani”. “Invece di scrivere di porci comunisti parli e difendi ‘sta riccona vergognosa. M fai schivo!”.

Sono solo alcuni degli ultimi messaggi pieni di insulti, e altri ancora con minacce, ricevuti da Antonella Napoli, direttore di Focus on Africa e membro dell’ufficio di presidenza di Articolo 21 per i suoi articoli sui migranti e in particolare l’ultimo editoriale scritto per Articolo 21 sulla vicenda della Sea Watch, ormeggiata al lardo  di Lampedusa in attesa di poter sbarcare i naufraghi a bordo. Ieri la Napoli aveva raccontato sul nostro sito del gesto coraggioso del comandante della nave, Carola Rachele,

“Insultano, minacciano, vogliono imporre cosa scrivere. Su vicenda #SeaWacht3 mi è arrivato di tutto. Prontamente bloccati e segnalati. E a chi mi da’ della ‘comunista’ ricordo che per difendere chi salva vite umane non bisogna essere ‘zecche’ o ‘venduti’ basta avere una coscienza” ha scritto la Napoli sul suo profilo Twitter dove da oltre un anno campeggia la denuncia alla polizia postale per una precedente ondata di violenze verbale sui social sempre per aver scritto di immigrazione.

“Mi scrivono sia sui social che privatamente su Messenger oppure mi inviano lettere. Ne ricevo a decine di messaggi di insulti e minacce. Ma se non mi hanno fermata gli anatemi dei fratelli misulmano sudanesi figuriamoci se possano spaventarmi degli sfigati leoni da tastiera” e il messaggio che Antonella Napoli manda a chi la offende semplicemente perché fai il suo lavoro.

Minacce ben più serie alla giornalista erano  state recapitate, venti giorni fa, attraverso una lettera indirizzata alla Federazione nazionale della stampa dei Fratelli musulmano sudanesi che, facendo esplicito riferimento alla sua attività professionale, intimava: “Continui a scrivere falsità sul Sudan pensando di essere al sicuro ma fratelli musulmani sudanesi sono anche in Italia e ti conoscono bene”.

“Stai attenta – proseguiva la missiva recante il timbro postale di Fiumicino – perché la prossima volta non ci limiteremo a una lettera”.

Non era la prima volta che Antonella Napoli, richiamava  l’attenzione dei fratelli musulmani  sudanesi per via dei suoi articoli sul Sudan dove, a inizio anno, è stata anche fermata e trattenuta per alcune ore dalle autorità locali.

“La Federazione nazionale della Stampa italiana è al fianco di Antonella Napoli, da mesi nel mirino di chi vorrebbe mettere il bavaglio alle sue inchieste sulle violenze subite dal popolo sudanese. Siamo certi che né questa lettera né altri vili gesti come questo la dissuaderanno dal continuare ad impegnarsi per far conoscere le tragedie che sono costretti a patire i cittadini del Sudan, terra dilaniata dalla guerra civile” scrissero in una nota il segretario e il presidente della Fnsi Raffaele Lorusso e Beppe Giulietti.

Alla nostra cara Antonella, ancora una volta, rivolgiamo l’apprezzamento e il sostegno di tutta Articolo 21.

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